Dopo una serie di sopralluoghi, di verifiche amministrative e di incontri tra gli enti e i soggetti che sinora hanno realizzato autonomamente le opere infrastrutturali – talvolta senza alcun raccordo tra esse -, sì è conclusa la fase di rilevazione della situazione sul territorio con l’inventario

degli impianti realizzati negli anni per la depurazione, lo smaltimento, l’affinamento e il recapito finale dei reflui di “Ciccio Prete”; gli enti ed i soggetti interessati sono dunque tutti nella piena conoscenza della realtà.

Nella riunione di domani 14/12/2011 – convocata a Bari presso l’assessorato ai Lavori Pubblici della Regione e alla quale sono stati invitati i comuni di Lecce e Vernole, ATO e ARPA Puglia, l’AQP regionale e provinciale, il consorzio di bonifica “Ugento e Li Foggi” e il consorzio ASI – preso atto dei suddetti sopralluoghi e verifiche, si dovrà avviare la seconda fase che consiste nell’ipotesi di raccordare gli impianti esistenti ed assegnare un recapito finale dei reflui diverso dallo sversamento nel mare di San Cataldo che potrebbe essere il riuso in agricoltura ovvero in industria nella stessa area PIP di Lecce e Surbo.

L’acqua, infatti, costituisce un bene primario da riutilizzare per evitare ingiustificati sprechi di tale vitale risorsa; è prioritario, inoltre, l’obiettivo di eliminare lo sversamento in mare a San Cataldo a tutela dell’ambiente e dell’ecosistema dell’intera area.

”Spero – ha affermato il sindaco Mario Mangione – che il territorio in ogni sua espressione rappresentativa voglia attivamente farsi carico della ormai annosa questione dei reflui di “Ciccio Prete” e voglia concertare, nelle sedi istituzionali preposte, la soluzione allo sversamento a mare delle acque per affrontare e risolvere definitivamente la vera questione della marina di San Cataldo”.

 

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