Foto Andrea StellaSi coltivava prima della legge Iervolino-Vassalli del ’90 che considerò la coltivazione di cannabis un reato penale, eppure si tratta di una pianta estremamente versatile.

Una varietà di essa, contenente anche la sostanza psico-attiva, è coltivata nelle campagne del barese grazie ad un progetto realizzato con il bando “Bollenti Spiriti 2010”

A Chiesa Nuova, frazione di Polignano a Mare, nel barese, è tornata la coltivazione della cannabis. La piantagione di Canapa servirà a sensibilizzare le scuole ed il territorio sulla cultura sostenibile, dato che da questa pianta possono essere prodotti tessuti, farmaci, combustibile, materiali da costruzione, carta, energia, alimenti e molto altro. Si tratta di Canapa sativa certificata, che contiene la sostanza psico-attiva ma nei limiti imposti dall’Unione Europea, e non c’è rischio che tale prodotto arrivi fra le mani di spacciatori e consumatori.

Sono stati Claudio Natile e Carmine Campaniello a dare vita all’iniziativa, attraverso l’aggiudicazione di fondi con il bando regionale Bollenti Spiriti, presentando un progetto sulla pizza con farina di cannabis, alimento consigliato ai celiaci. Gli stessi Natile e Campaniello, partendo dalla coltivazione, si sono posti l’obiettivo di arrivare alla trasformazione, non essendoci in Puglia impianti idonei al trattamento della Canapa.

Una rivoluzione antiproibizionista, partita nella scorsa primavera, che pone un limite alle leggi restrittive, e per certi versi paradossali, per cui la coltivazione e la detenzione della pianta è consentita entro limiti che ne attestano l’uso personale
La cosidetta legge Iervolino-Vassalli inserita nel Testo Unico sulle Sostanze stupefacenti con decreto n.309 del 9/10/90), considerava la coltivazione di cannabis a qualsiasi titolo un reato penale. Le modifiche introdotte con il referendum del 18 aprile 1993,  hanno introdotto il principio della non punibilità per il consumatore ma non hanno modificato le disposizioni relative alla coltivazione. Dal marzo ’98, invece, la coltivazione della Canapa è un po’ più libera anche in Italia. Il ministro delle Risorse Agricole dell’epoca, Michele Pinto,  emanò una circolare che, in deroga alla legge sugli stupefacenti , liberalizzava la coltivazione della Canapa, ma solamente per uso industriale. questo ha permesso la nascita del progetto imprenditoriale  che in seguito è diventato un’associazione culturale, CanaPuglia. I primi prodotti, dagli alimentari all’oggettistica, realizzati con la Canapa sono esposti in una vetrina multimediale consultabile sul sito www.canapuglia.it

 

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