Esprimiamo tutta la nostra fraterna solidarietà alle famiglie dei fratelli senegalesi, così duramente colpite, e alla comunità tutta. Inoltre ci uniamo allo sdegno espresso dal Governo del Senegal

Portatori sani di Colpa, non di colpe specifiche ma della Colpa più grande, quella della diversità. È questa cultura dell’esclusione e dell’intolleranza che negli ultimi anni si è andata affermandosi, in Italia, in crescendo con la presenza di cittadini migranti. È questa cultura dell’odio che ha creato quel terreno fertile su cui si sono sviluppati razzismo e xenofobia, da noi diversamente definiti, come “follia”, “bullismo” o “violenza gratuita”. Così, in Italia, si derubrica il razzismo, mentre si gioca alla retorica se il nostro sia o no un paese razzista. Dimentichi dei report europei sul razzismo che definiscono l’Italia un “Paese mediamente razzista”. Senza contare gli innumerevoli richiami che L’Italia ha avuto da Bruxelles, negli ultimi anni, per il non rispetto dei diritti dei cittadini immigrati (in primis i Rom).

Le destre di tutta Europa hanno alimentato, con leggi e azioni pubbliche, la cultura dell’odio e, in nome della “sicurezza sociale”, hanno intercettato il consenso popolare, offrendo i migranti come capro espiatorio ed erigendoli simbolicamente come responsabili di tutti i mali sociali. Sono stati uno strumento di “distrazione di massa”, in una società in profonda crisi.

Queste politiche hanno dato i loro frutti: Utoya, Rosarno, Torino, Firenze e tanti altri, troppi, consegnati alla cronaca quotidiana e sotto falso nome. Ma derubricare questi avvenimenti vuol dire proteggere l’aberrante filosofia dell’odio e non cogliere la realtà del fenomeno, impedendo così di andare alle radici per bonificare il terreno.

L’Italia è l’unico Paese d’Europa a non avere una legge organica sul diritto d’asilo. E’ questa colpevole assenza che ha permesso di stravolgere il diritto internazionale, respingendo in mare (e mandandoli a morte, con vanto del ministro Maroni) cittadini stranieri che avrebbero avuto diritto d’asilo (come dicono le statistiche). Anche queste sono follie? O scelte politiche, per quanto aberranti, che hanno avvelenato il clima politico e reso poi possibile gesti perversi e inumani?

Costruire politiche inclusive, democratiche e interculturali non è facile; non lo è perché abbisognano di impegno e competenze, oltre che di risorse, ma meno di quante ne necessitino le politiche repressive adottate. Quei requisiti che sono mancati in questi anni e ci hanno portato a livelli impensabili sino a qualche anno fa, sino a mettere in discussione la democrazia e i comuni livelli di convivenza civile.

È per questo che il PD di Lecce ha dato vita al Forum provinciale sulle migrazioni. L’obiettivo è di costruire una rete permanente, di sostegno ai migranti, fatta di diverse competenze, per andare incontro e lavorare per la costruzione di una società dei diritti. Con lo stesso spirito parteciperà alla

Paola De Paolis

Responsabile Forum provinciale sulle Migrazioni PD Lecce

 

 

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