La scelta di giocare a San Siro con un 3-5-2 piuttosto orientato in avanti è stata certamente coraggiosa, ma d’altra parte la anemica classifica non concede alternative: i punti da recuperare sono tantissimi: “o la va o la spacca”, avrà pensato Serse Cosmi; l’idea sarebbe quella di render la vita dura a Julio Cesar

e compagni di difesa opponendo loro la verve di Muriel, i guizzi di Di Michele ed il funanbolismo di Cuadrado.
“Lecce sfrontato”, avrà pensato Ranieri osservando il Lecce dei primi minuti per niente intimorito dai nomi e dal blasone dei nerazzurri che però dopo una decina di minuti di fasi alterne prendono a carburare: Di Michele deve vedersela con la muscolarità di Samuel che ci mette molto della sua proverbiale cattiveria fisico-calcistica; Muriel ondeggia, galleggia sulla trequarti in attesa che qualcuno lo inneschi, Cuadrado deve arretrare parecchio alla ricerca di qualche palla che ne favorisca lo spunto.
Ma al 20° l’Inter offre ad Obodo il corridoio giusto, lancio pulito per Muriel che libera il destro tra quattro avversari dopo averne saltato elegantemente due: Julio Cesar deve raccogliere la palla in fondo al sacco.
La reazione dell’ Inter arriva immediatamente con Forlan, ma è solo palo grazie ad una provvidenziale deviazione di Gabrieli con la punta delle dita. C’è chi sostiene che l’Inter mai abbia sciorinato bel calcio, ma questa sera il Lecce le sta complicando la vita, la imbruttisce ulteriormente; è vero che anche Pazzini (27°) sbatte contro la traversa, che Zanetti la sfiora dalla media distanza, che Samuel, di testa, colleziona il terzo palo, ma è anche vero che il tutto giunge un po’ casualmente, come il quarto palo beccato da Forlan qualche attimo prima che Pazzini (33°) anticipi Tomic e Gabrieli e giri imparabilmente a rete la palla del 1-1. L’Inter prende ossigeno, rinfresca e schiarisce le idee, ragiona con maggior calma, Alvarez è delizioso nel rifornire tutto il fronte dell’attacco nerazzurro; pericoloso il solito colpo di testa di Pazzini lasciato libero di colpire a qualche metro da Gabrieli. All’intervallo è comunque 1-1.
Al rientro c’è Piatti in situazione favorevole e inutile; non ce ne voglia, ma sembra avere la consistenza di un budino. C’è anche Milito, sontuosamente innescato dal solito incontenibile Alvarez al 4° minuto: Milito non sbaglia ed è 2-1  Il Lecce è come una fotografia sfocata, non se ne distinguono più i contorni, subisce la martellante offensiva degli avversari; come rimediare? Fuori Muriel, dentro Corvia, ma sarà un rimedio? Udite udite!
Al quarto d’ora Di Michele lo lancia in campo aperto, cioè in area a tu per tu con il portiere: vince il portiere. E’ comunque un buon sintomo di ripresa, un sintomo di reazione che interrompe la festa dei nerazzurri ritornati ad essere un po’ goffi. Come si fa a sbagliare anche la seconda limpida palla gol ? Corvia, spiegacelo tu, a noi risulta incomprensibile!
28°,Nagatomo con un gioco di prestigio si beve Cuadrado, offre palla a Cabiasso che in scivolata insacca, e sono tre. Corvia trova anche il modo (non c’è due senza tre) di fallire il colpo di testa a due passi dalla porta ed ignorato dagli avversari; amen! Di Michele è più preciso, ma gli si oppone alla grande Julio Cesar; Serse vorrebbe lanciare fuoco e fiamme come un drago anche perchè Nagatome (ercolino sempre in piedi) regge l’urto con Cuadrado, si rialza in anticipo e crossa per Alvarez che di piatto fa quattro. Il conto è in pareggio: quattro pali e quattro gol! Il Lecce? Cinque o sei occasioni ed un solo gol e tanti falli inutili nel finale: Il 4-1 è tutto qui, se può bastare come spiegazione.

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