Foto Antonio CastelluzzoIl polmone verde di Lecce è la magnifica Villa Comunale, situata nel centro storico. Ultimata definitivamente verso la fine dell’ottocento, i suoi natali si devono ad uno dei più famosi medici italiani, Giovanni Stella, che la desiderò in onore di Giuseppe Garibaldi, il cui busto

è contenuto al suo interno ed è nota anche con il nome di Villa della lupa per la presenza, in passato, di alcuni eccezionali esemplari di lupi rinchiusi in una gabbia ed altri animali che incuriosivano grandi e piccoli.
E’ dotata di una pianta irregolare, cinta da un basamento con delle ringhiere, due ingressi principali, di cui uno di fronte al palazzo della Prefettura e della Provincia, esattamente in Via XXV Luglio e due secondari. Recentemente ha subito notevoli interventi di restauro, degni del suo essere il cuore verde della città.
Nella parte centrale della villa vi è un’edicola a pianta circolare ed un vestibolo coperto adibito a bar ed un piccolo aquarium per gli appassionati del genere ed è ricca di viali e varie piante ornamentali dove si può ascoltare passeggiando tranquillamente il cinguettio degli uccelli ed il verso dei colombi che fanno da sfondo al caotico traffico cittadino, rinchiuso all’esterno.
E’ dimora simbolica degli eroi salentini e nazionali. Oltre al busto di Giuseppe Garibaldi, realizzato dallo scultore e pittore Eugenio Maccagnani  nel 1887 e dell’illustre medico salentino Gaetano Stella, realizzato da Giuseppe Mangionello, scultore, pittore ed architetto nel 1888, vi sono i busti in pietra di molti uomini insigni della Provincia, realizzati dai più celebri scultori locali e principalmente da Maccagnani  negli anni 1887 e 1889: Antonio De Ferraris detto “il Galateo”, Giuseppe Garibaldi, Cosimo De Giorgi, Pietro Marti, Gaetano Martinez, Oronzo Massa, Francesco Milizia, Giuseppe Palmieri, Antonio Panzera, Giuseppe Pellegrino, Giuseppe Petraglione, Giuseppe Pisanelli, Leonardo Prato, Luigi Scarambone, Tito Schipa detto “l’usignolo del bel canto”, Gaetano Stella, Tancredi Di Lecce e Giulio Cesare Vanini.

 

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