“Ottantacinquesima nella classifica del Sole-24 Ore sulla qualità della vita (anche se comunque prima in Puglia), al primo posto delle città del Sud in cui i turisti vorrebbero vivere. Non notate una palese incongruenza tra i due dati?”

Interviene così il  sindaco Paolo Perrone. “Io, sinceramente, sì: come residente di una città in cui mi piace ogni volta tornare anche dopo aver visitato posti favolosi, come sindaco che il termometro della situazione, un poco, ce l’ha pure, perché mi capita spesso di incontrare delegazioni di persone che arrivano da altre città d’Italia e del mondo e di raccogliere grandi complimenti per lo stato della nostra città, ritenuta una perla del Sud.
Deficitari in materia di norme anti-traffico e servizi, eppure residenti in una città in cui è bello vivere. Come spiegare questa contraddizione apparente? Le difficili condizioni in cui versa il Sud, il nostro Sud, sono questione antica, che si chiama appunto “questione meridionale”, ed è argomento su cui, da 150 anni a questa parte, si interrogano filosofi e statisti: non può essere un caso il fatto che in queste classifiche sulla qualità della vita, leggendo il dato al contrario, i primi posti siano sempre occupati da città del Nord. Qualcuno potrebbe anche azzardare che si tratti di un dato genetico, connaturato alla nostra natura di meridionali, l’essere sempre in ritardo sulle conquiste del progresso e della civiltà, ma io – che conosco i miei concittadini e quelli di altre realtà del Sud, del Centro e del Nord Italia – a queste teorie proprio non credo: su certe cose – intelligenza, preparazione, cultura e creatività diffuse – i leccesi hanno punti da dare a tutti, non solo in Italia.
La questione di fondo, allora, è un’altra: queste classifiche basate su numeri e percentuali asettiche fotografano una situazione in cui le realtà del Sud Italia, anche quando sono attive, volenterose e laboriose come la nostra, scontano sempre un gap che, da 150 anni a questa parte, non è stato ancora colmato.  La classifica, d’altronde, parla chiaro: le voci chiamate in causa sono  “tenore di vita”, “affari e lavoro”, “servizi, ambiente e salute”, “popolazione”, “ordine pubblico”, “tempo libero”, ed è evidente che su questi argomenti secolari condizioni di arretratezza – anche socio-economica – non possono non fare la differenza. E se a questo aggiungiamo le difficoltà in cui versano le realtà locali per la crisi che attanaglia il Paese, l’Europa e alla fine tutto l’Occidente del mondo, è ovvio che la situazione non possa che peggiorare.
E però Lecce, la mia città, riesce a sopperire a queste lacune con il valore incalcolabile del suo senso di accoglienza, senso di ospitalità, amore per l’arte; la mia città riesce in questo miracolo, essere una città del Sud eppure, in fatto di bellezza del vivere, non essere seconda a nessuno.  E allora, io direi, godiamoci questo primato, di certo non meno importante del dato, negativo, circa la nostra 85° posizione dell’altra classifica; e smettiamo di farci del male da soli, abilissimi come sempre a sottolineare quello che non va, ma ciechi, a volte, quando si tratta di raccogliere complimenti che altri ci fanno. Altri, sì, tutti quei viaggiatori (in aumento) che, a Lecce per lavoro o vacanza, vanno via col desiderio di tornare presto, e a volte di rimanere qui. Pazzi? Non credo. Piuttosto, direi, capaci di vedere al di là delle sterili percentuali da graduatoria: di vedere con gli occhi della bellezza e dell’anima”.

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