Appena si è diffusa la notizia delle manette per Cristiano Doni e soci è esplosa la comune indignazione: tutti indignati, tutti ad esprimere condanna e sconcerto; tutti; dirigenti, presidenti, allenatori e giocatori: tutti  a gara nel condannare al grido “queste vicende fanno male al calcio”.

Se non mi prudesse mi fermerei qui, ma . . . mi prude, e dunque pongo delle domande:
Ma questa banda internazionale del trucco (truffa) andava a colpo sicuro? Consultando una sorta di sfera di cristallo conosceva perfettamente il nome dei disponibili alla truffa? Ha dunque contattato soltanto i famosi , per ora i soli 17  ristretti in reclusione quasi si dotassero di una sorta di nastrino su cui risultava la scritta “mi vendo”? O andava per tentativi contattando molti più soggetti scremando man mano che riceveva qualche rifiuto? Ed allora, tra i numerosi indignati, ci sarà o no qualcuno a suo tempo contattato quandanche risoluto nell’ opporre uno sdegnato rifiuto? E se qualcuno c’è, a parte il candido giocatore del Gubbio onesto nel denunciare la richiesta di combine, questo qualcuno ha provveduto a denunciare la cosa al suo allenatore, al suo presidente, agli organi deputati ad inquisire?
Due sono le ipotesi percorribili:
1) se lo hanno fatto, allora occorre indagare sul silenzio degli organi di controllo sportivo.
2) se non lo hanno fatto . . . beh, allora siamo alla pura ipocrisia!

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