In questi giorni di festa, assorbiti tra shopping, luci e pacchetti colorati; in tempi difficili in cui parole come crisi, recessione e debito pubblico sono un costante campanello d’allarme che allerta le nostre tasche, quasi mai voliamo lontano col pensiero a chi, pur con il Natale alle porte

, non smette di mettere a disposizione tutte le sue forze e la sua esperienza al servizio di coloro per i quali il giorno della Natività è un giorno come tanti altri, in preda alla paura e alla miseria. Sarà un Natale tra i cieli dell’Afghanistan quello che trascorrera’ il tenente Chiara Padovani, veronese di 28 anni, pilota del 98/o gruppo della 46/a Brigata aerea di Pisa, da un mese a Herat al seguito della Brigata Sassari impegnata nella missione Isaf. Un giorno di lavoro come tutti gli altri, portando materiale sanitario e generi di prima necessità  per il sostegno della comunità afgana, anche quello di Simona Meloni, 29 anni, del 3/o Reggimento Bersaglieri di Teulada e del primo maresciallo Antonino Fiorello, 49 anni, originario di Salaparuta (Trapani) in forza al 6/o Stormo di Ghedi (Brescia) e veterano delle missioni all’estero: grazie alla sua passione per la chitarra, alterna al lavoro sul campo, un impegno costante e ricco di entusiasmo per l’organizzazione di un concerto di canti di Natale per la comunità di Herat. Il nostro pensiero va, però, soprattutto al leccese Riccardo Bozza, 27 anni, sottocapo di terza classe, da sei anni al Reggimento San Marco di Brindisi. “Il mio compito e’ doppio” – racconta – il ‘gunner’ , ovvero il mitragliere: opera sul blindato Lince, ed è operatore specialista mortai. In Afghanistan, sottolinea, non c’e’ tempo di annoiarsi. “La giornata e’ piena di attività di lavoro ma nei momenti di relax – conferma – con i colleghi cerco di uscire dalla routine quotidiana. Grazie a internet posso contattare la mia famiglia e la mia fidanzata che sposerò a breve”.
Auguriamo a tutti i soldati e gli operatori nei luoghi di guerra un Natale sereno, affinché Gesù che viene possa aiutarli a portare speranza e calore a chi non conosce il vero significato della parola pace. L’auspicio più sentito è che la loro testimonianza concreta ci faccia capire, soprattutto in tempo di festa, quanto siamo fortunati nonostante la crisi.

Maura Corrado

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