Purtroppo la classifica del Lecce mi impone di iniziare l’articolo partendo proprio dalla fine e cioè con l’esortazione di tener duro e “NON MOLLARE”. E’ l’imperativo che noi, tifosi abbastanza delusi, imponiamo alla squadra onde evitare che affiorino tendenze o atteggiamenti tendenti alla rilassatezza, se non al disfattismo.

Certo, in questo momento, la situazione è molto ma molto compromessa ma, talvolta, possono anche esserci i miracoli  che possono consentire di invertire la tendenza. Sarà pur vero che sarebbero bastati altri tre minuti per avere un punto in più in classifica ma questo non sposterebbe per nulla il nocciolo del problema. Il Lecce non è squadra, è molto evanescente e non riesce ad essere minimamente incisivo. Evocare le assenze rende più evidente il problema perché anche quando gli attuali assenti ci sono stati, non è che sia andata meglio. Di chi la responsabilità? Non so, prescindendo con questa affermazione dalle inequivocabili responsabilità dei proprietari che hanno abbandonato la barca nel momento più inopportuno. Non so se dipenda dal tecnico o dai giocatori ma so per certo che non dipende dal pubblico né dai giornalisti, vero Bertolacci?
Non sta a me difendere la carta stampata ma, nel caso del Lecce, questa si è limitata a dire di come la squadra  fosse evanescente in attacco, cosa tra l’altro vera viste le 9 reti in dodici partite, e di come sarebbe stato, e lo sarà, difficile salvarsi non creando questa salvezza fra le mura amiche. Il Bertolacci pensi piuttosto a fare bene il proprio lavoro e lasci alla stampa effettuare il proprio. Non sarà mica offensivo precisare al signor Bertolacci ed ai suoi sodali che sugli 8 punti del Lecce si potrà anche discutere dal momento che a Meggiorini del Novara è stata annullata una prodezza tecnica che ci avrebbe tolto anche l’unico punto casalingo, o che a Cesena la prodezza di Cuadrado è solo ed esclusivamente  un “gollonzo” di altafiniana memoria. Nel conteggio delle reti subite c’è da aggiungere la prodezza tecnica di Osvaldo, che nulla toglie alla classifica ma serviva a peggiorare la differenza reti.  L’indifendibilità del Lecce attuale sta nel fatto che non si ha nemmeno l’appiglio per ricorrere alle decisioni arbitrali che non hanno influito negativamente sul risultato; paradossalmente solo contro il Milan, (i gol di Boateng, bellissimi nella esecuzione ma con almeno due dubbi regolamentari), si potrebbe arzigogolare per spaccare il capello in quattro ma non si potrà mai dimenticare il vantaggio di tre reti vanificato in soli 18 minuti. L’impressione che si coglie nel rapporto con le concorrenti alla salvezza è che queste sembrano avere “l’animus pugnandi” che al Lecce manca; basta vedere la rabbia con la quale il Cesena oggi, il Novara dall’inizio del campionato, affrontano le partite; certo vedere oggi il Cagliari o il Chievo, il Parma o il Siena, si ha l’impressione che abbiano qualcosa in più di noi che potrebbe garantire la salvezza anche se, al momento, non se la passano proprio bene; l’unica speranza è che qualche presunta  grande, come già successo con la Sampdoria, possa darci una mano, ma il resto dobbiamo guadagnarcelo da soli.
Non voglio entrare nel merito delle scelte tecniche, ma queste spesso sono assolutamente incomprensibili e dettate dalla inesperienza che il tecnico ha della categoria ma, tolto questo, mi rendo conto che questi giocatori, forse anche bravini, magari potranno essere inseriti in qualche complesso un po’ più solido ma, qui nel Lecce, tutti insieme, forse non potranno rendere in maniera efficace. Cosa aggiungere? Fino alla sosta natalizia il Lecce dovrà incontrare Napoli fuori, Lazio in casa, Parma ed Inter fuori e, dopo la sosta Juventus dentro. Quanti punti si sarà in grado di fare con De Francesco? Credo gli stessi che si farebbero con Mourinho o con Guardiola. Il vero campionato del Lecce potrà cominciare a Gennaio sempre che si abbia almeno la voglia di lottare.
Per questo l’imperativo resta: NON MOLLARE!

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