Parma non è l’ultima spiaggia, aveva ricordato Serse Cosmi, ma certamente un crocevia significativo. Ne è venuto fuori un pareggio dal gusto un tantino amaro per via del rammarico di aver incassato due reti proprio nel finale di partita che il Lecce, ad una manciata di minuti dal termine, conduceva per 3 a 1.

Marcature asfissianti, pressing esasperato da entrambe le parti; questo è il marchio iniziale di Parma Lecce. A soffrirne è ovviamente l’estetica, ma la voglia di risultato la fa da padrona; è il Parma a mantenere l’iniziativa per quanto in maniera disordinata. Biabiany si allunga per vie centrali, siamo al quarto d’ora, Ferrario lo affianca, cerca di pilotarlo verso l’esterno senza riuscirci se non allargando un gomito che l’arbitro giudica come fallo da rigore che Floccari trasforma mandando Julio Sergio ad ovest e la palla ad est. C’è da osservare che il Lecce sembra assente: dopo venti minuti di gioco sia Di Michele che Muriel non hanno toccato una palla: Quella che in settimana era stata definita “miscela esplosiva” ha probabilmente la miccia lunga: esploderà nel secondo tempo, come vedremo.
Alla mezzora Julio alza bandiera bianca,problemi muscolari, Gabrieli lo sostituisce tra i pali. Morrone attenta subito alla verginità del portierino con un lungo pallonetto che sorvola di poco la traversa; ma il Lecce, quando reagirà ? Quando e come inizierà la scalata verso il pareggio ? Il quando non si sa, il come sta nel grembo degli dei.
Per quanto visto nel corso della prima frazione, il Parma sembra giocare in un altro campionato pur non facendo niente che possa far strabuzzare gli occhi: il solo Biabiany basta per seminare il panico e fare danni; un calcio di rigore e due ammonizioni a carico dei giallorossi.
La reazione auspicata prende forma in avvio di ripresa, ma non è penetrante; ai sedici metri, per ora, si spegne inesorabilmente. Il Parma si contrae, lavora soltanto di contenimento e rischia. La conseguenza è che l’ennesimo tentativo da sinistra consente a Brivio di stilettare a centro area dove Di Michele perfora Mirante e fa 1-1. Non basta; l’andazzo è sempre più favorevole ai giallorossi che vanno al secondo gol ancora con Di michele in splendida sforbiciata da manuale.E’ linfa allo stato puro per un Lecce che vuol consolidare il risultato; 32°: geometria limpida architetata da Olivera in disimpegno dall’area, proseguita da Muriel che innesca Cuadrado ai sedici metri: dribling secco concluso con un sinistro esplosivo che Mirante può raccogliere solo in fondo al sacco.
Peccato che non si giochi più spesso sulla via Emilia, il campionato del Lecce si trasfortmerebbe in una salutare passeggiata. Il Parma, più ancora del Cesena e del Bologna tempo addietro, è ridotto a brandelli, uno straccio di squadra ridotta a biascicare calcio, annichilita dal Lecce del secondo tempo; un Lecce che accusa soltanto un pizzico di inesperienza del suo giovanissimo portiere  sulla cui corta respinta di pugno, qal 41°, Pellè agguanta il 2 a 3. Si infuria Serse, si infuria anche il Parma per un tocco di braccio di Ferrario in piena area, la tensione sale ulteriormente.
Galloppa, Galloppa!  Galloppa, quando le lancette percorrono il terzo minuto di recupero, riprende un corto rinvio su angolo da destra e spara un proiettile imprendibile per Gabrieli: Peccato! E’un 3 a 3 che toglie al Lecce due punti fondamentali e che sollecita la domanda sul perchè si sia regalato il primo tempo al Parma!

 

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