Scopa e paletta, stavolta, le hanno lasciate nei corridoi. Per strada hanno portato un cartello e la loro rabbia: “vogliamo i nostri soldi!”. La delegazione dei 400 ex lavoratori socialmente utili, alle dipendenze del Gruppo Intini, si è fatta di certo sentire, in mattinata, in via Don Bosco, a Lecce, presso la sede

locale del grande Cluster barese. La causa è sempre la stessa: stipendi arretrati, almeno la mensilità di novembre e la tredicesima. Solo quest’ultima è stata accreditata oggi. Qualcosa, insomma, s’è mosso dopo il sit in. Di certo, però, c’è qualcosa che non va di molto più grande di una semplice mensilità arretrata. Per chi è impiegato nella pulizia delle scuole, da Maglie a Gallipoli fino a Leuca, questo è un problema che ogni volta si ripresenta puntuale: solo qualche giorno fa è stata saldata la busta paga di ottobre e da un anno a questa parte si va avanti con acconti del 50%. Ma quali sono le motivazioni? Di certo il cortocircuito sta nel sistema piuttosto perverso, un giro di soldi e responsabilità che si scarica poi sull’anello più debole della catena, i lavoratori. Funziona così: il Ministero dà i soldi alle scuole, che li girano ad un consorzio romano, il quale a sua volta li attribuisce alle singole imprese che ne fanno parte. Peccato che il passaggio successivo, nelle mani dei dipendenti, molto spesso, almeno per il Gruppo Intini, si blocchi.

 

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