Sono sempre più numerose le occasioni in cui si discute di bioetica, ossia dei problemi morali originati dal continuo sviluppo delle scienze. Ma l’etica non esiste forse da sempre, esattamente dal tempo in cui l’uomo ha iniziato ad interrogarsi frequentemente

sul senso di alcune sue scelte, su quel fondamentale principio di beneficienza che dovrebbe orientare i nostri rapporti con il prossimo, soprattutto con coloro che sono bisognosi di ripetute cure e vivono in uno stato di debolezza come i neonati, i bambini, gli anziani, gli handicappati, i malati ed i bisognosi? Ed anche quando la scienza era alle sue origini gli uomini sentivano forte il richiamo della coscienza, consapevoli che le loro azioni nei confronti dei loro simili e delle norme ideali, della morale, erano così significative che si credeva dovessero obbligatoriamente coincidere con delle leggi chiare ed indiscutibili.
La natura, comunque, non può da sola guidare ogni nostro comportamento, infatti nell’istante in cui l’uomo agisce, aiutando i neonati a sopravvivere, curando i malati e gli anziani, effettua scelte che interferiscono con un processo autonomo della natura, come succede da quando l’uomo ha addomesticato per la prima volta gli animali, li ha riprodotti in ogni modo, ha coltivato la terra per la sua sussistenza.
Questo sconvolgimento delle leggi naturali, a cui sovente ricorriamo perché siamo alla ricerca spasmodica di certezze complicate, è stato tanto più significativo quanto più si sono sviluppate delle tecnologie atte a far sopravvivere, curare e modificare non solo la nostra salute, bene preziosissimo, ma pure la vita: vicino agli aspetti positivi derivanti dal nostro agire, da un sempre più agguerrito armamentario terapeutico, sono anche sorti degli aspetti problematici, negativi perfino a volte.
Infatti, si possono abilmente trapiantare degli organismi ma questo significa stabilire delle priorità tra i pazienti ed i limiti delle donazioni ed inoltre, modificare le caratteristiche genetiche di uomini, vegetali ed animali ma ciò può comportare dei gravi rischi sia per il genere vivente che per l’ambiente e la specie ed infine, si può tramite l’uso di tecnologie genetiche, sapere molto di più sulla vita, fare delle previsioni sulla salute di un soggetto, ipotizzando o meglio ancora affermando se e quando egli si ammalerà.
Diagnosticare una grave malattia all’esordio non implica che  bisogna ricorrere all’operazione, specie quando le conseguenze dell’intervento chirurgico sono serie. La bioetica, concludendo, appartiene sempre maggiormente ad una razionalità scientifica, ad una valutazione approfondita dei rapporti tra costi e benefici.

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