Mercoledì 28 dicembre al Triade di Copertino (Le) arriva sul palco il cantautore italoaustraliano Pete Ross che dal 2008 è diventato un assiduo frequentatore del Salento esibendosi in vari club e instaurando importanti collaborazioni.

In queste settimane nel Sud Est Studio di Guagnano è al lavoro, con molti musicisti salentini, ai brani del suo prossimo cd. Figlio di Peter Ciani, famoso cantante italo-australiano, Pete Ross potrebbe essere collocato a metà strada tra Johnny Cash e Nick Cave. Le sue ballate alternate a ritmi più country parlano di amore, vita e morte. Pete Ross ha una lunga storia di musicista. Negli ultimi anni è stato in giro per il mondo tra Italia, Europa e Stati Uniti presentando il suo album “Six Strings Suicide”. Pete e suo Padre hanno partecipato anche a tre programmi televisivi sulle reti Rai “È stato grande cercare negli ultimi anni una connessione con mio Padre, specialmente nello studio della Folk music”. Nell’album, che nasce da diverse influenze, Pete ha esplorato le sue radici. Pete è stato finalista nel 2008, al concorso per il miglior Entertainer Aristocrat Country dell’anno al Tamworth Country Music Festival, con il brano “Sciuri Sciuri”. È stato finalista anche al 42° concorso CCMA, premio dedicato ai cantautori. Tra un concerto e l’altro, Pete ha trovato il tempo di scrivere nuova musica nel sud dell’Italia. Ora è di nuovo in tour con la sua band per presentare il suo nuovo cd (uscito pochi mesi fa per una etichetta francese) “The Midnight Show”.

Giovedì 29 dicembre al Triade prima parte della rassegna It’s not only rock’nroll baby party con Le Carte, Fuck a duck, Little wings e Mr Juan che proseguirà lunedì 2 gennaio con Shake Down Babylon, Le Rumasuje e dj set di mr Ginko feat Tornese, Bet e Leve Sance Cali. Venerdì 30 appuntamento con Kutso e Metropolitans. Domenica 1 gennaio dj set con Vivaz e Paolo Mele.

Martedì 3 gennaio sul palco The HunchMan. Nati a Bari, miscelati a Londra, alla fine ritornano in Puglia con una formazione internazionale ma con un spund molto chiaro e deciso: il garage psichedelico. Il suono più borderline degli anni ’60, il tocco lisergico al pop, tutta la swinging London miscelata con un mega riverbero, il farfisa prepotente. Hanno almeno una ford Capri a testa e questo dovrebbe bastare per farvi capire le ispirazioni della band.

Giovedì 5 gennaio (ingresso 10 euro al botteghino – 8 euro in prevendita) grande attesa per il concerto di Vasco Brondi alias Le luci della Centrale Elettrica. Dopo i fiumi di parole e i meritati elogi della stampa, i premi della critica (tra cui il Tenco) e gli innumerevoli spettacoli dal vivo, tornano Le luci della centrale elettrica. Prepotentemente entrati nell’immaginario intellettuale collettivo italiano nel 2008 col disco di debutto Canzoni da spiaggia deturpata, si ripresentano citando una frase di Leo Ferrè. Il giovane artista ferrarese Vasco Brondi, che del progetto Le luci della centrale elettrica è l’ideatore, svela e spiega così il titolo del suo secondo album: “Cʼè una frase di Leo Ferrè che mi ha colpito, La disperazione è una forma superiore di critica, per ora noi la chiameremo felicità. Ecco.. il titolo arriva da lì”. E prosegue: “Le canzoni parlano di lavori neri, di licenziamenti di metalmeccanici, di cristi fosforescenti, di tramonti tra le antenne, di guerre fredde, di errori di fabbricazione, dei tuoi miracoli economici, di martedì magri e di lunedì difettosi, di amori e di respingerti in mare, insomma delle solite cose. C’è questa orchestra minima, di quattro persone in una stanza, di archi negli amplificatori, di chitarre distorte, di organi con il delay, di acustiche pesanti e di parole nei megafoni”. Questo e altro ancora in Per ora noi la chiameremo felicità. A conferma del fatto che Le luci della centrale elettrica è un progetto in continua evoluzione, hanno suonato in questo disco Stefano Pilia (dei Massimo Volume), Rodrigo D’Erasmo (degli Afterhours) ed Enrico Gabrielli (già con Calibro 35, Vinicio Capossela e Mike Patton). Una sorta di collettivo in cui Vasco Brondi è il comune denominatore. La produzione artistica di questo disco è de Le luci della centrale elettrica, con la preziosa ed attenta partecipazione di Giorgio Canali e Paolo Mauri. La copertina e il booklet del disco sono stati disegnati e impostati da Andrea Bruno, uno dei più importanti disegnatori underground italiani (Premio Micheluzzi, migliore disegnatore 2010 al Comicon di Napoli). Per ora noi la chiameremo felicità è un disco autoprodotto, registrato per buona parte in casa, non per niente parla anche dei fallimenti delle case discografiche. La tracklist: Cara catastrofe, Quando tornerai dall’estero, Una guerra fredda, Fuochi artificiali, L’amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici, Anidride carbonica, Le petroliere, Per respingerti in mare, I nostri corpi celesti, Le ragazze kamikaze.

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