Coloro che amano la danza hanno avuto più volte modo di constatare le qualità creative che contraddistinguono il lavoro di Fredy Franzutti, fondatore, direttore e coreografo della compagnia “Balletto del Sud”, fondata nel 1995; un ensemble che vanta orgogliosamente una media

di ottanta spettacoli all’anno e per il quale il coreografo salentino ha creato un repertorio di trenta balletti, alcuni dei quali raffinati remakes dei grandi capolavori del balletto classico, in ogni caso sempre creazioni ascrivibili al contesto della “danza armonica”, ossia di quella danza tendenzialmente classica, che si oppone alle rotture artistiche di quel modernismo estetico che dai primi del novecento propugna l’asimmetria, il rifiuto del bello e di ogni relazione della danza con la musica.
Franzutti va alla ricerca della pura bellezza estetica, che si rileva innanzitutto nella scelta dei suoi danzatori (un complesso di artisti dalle impeccabili qualità fisiche, tecniche ed espressive, i quali esibiscono grandi doti di affiatamento e padronanza scenica) e nel culto della forma, esplicitata sempre in una fluida orchestrazione di corpi che disegnano chiari volumi architettonici in movimento nello spazio scenico. E’ una concezione dell’ arte la sua, di sapore kantiano: un’arte governata da regole, ma allo stesso tempo libera, in quanto non riconducibile solo all’insieme di regole prestabilite, bensì frutto dell’ attività spontanea.
Ciò che si coglie è un raffinato lirismo, che si manifesta palesemente anche nelle azioni pantomimiche dei suoi balletti narrativi in cui la forma estetica si combina con il puro gesto espressivo trasformando la “motion” in “emotion” e immergendo anche lo spettatore più incompetente in uno stato di profonda empatia.
Nell’impegnativa e oltremodo coraggiosa impresa di “rinfrescare” i grandi classici del balletto, Franzutti rifugge dall’allontanarsi dalle “storie”: non si sforza dunque di modificare gli eventi o l’ordine degli stessi, tantomeno di sovvertire i ruoli o crearne di nuovi e punta dritto alla ricostruzione coreografica e semmai storica o geografico-folklorica, pur tuttavia sempre all’insegna di un “neoclassicismo” fortemente dinamico.
Il trattamento scenico è sublimato da un uso intelligente degli effetti luminosi, mai dai toni fortemente accesi e colorati, solitamente piuttosto sommessi e tendenti al naturale, atti soprattutto a sottolineare i ritmi e gli stati d’animo rappresentati. Le scenografie dei balletti di Franzutti sono in controtendenza con le odierne multimedialità e tendono ad essere di gusto e fattezza tradizionali: pochi elementi architettonici, il più delle volte a carattere simbolico e polifunzionale, con il chiaro intento di immergere lo spettatore principalmente nel logos ambientale della narrazione. Anche i costumi recano la firma del coreografo salentino, molto attento, nella loro ideazione, a rispettare determinate esigenze di carattere pratico (non devono impedire il movimento) e l’eventuale ricostruzione storica e geografica (che spesso esige l’uso di velluti, broccati, rasi e passamanerie di pregiata manifattura). Mai tutti uguali, bensì variegati in tonalità, fantasie e accessori, anche nelle scene d’insieme laddove solitamente si è abituati a vedere l’omogeneità, contribuiscono ad ideazione, a rispettare determinate esigenze di carattere pratico (non devono impedire il movimento) e l’eventuale ricostruzione storica e geografica (che spesso esige l’uso di velluti, broccati, rasi e passamanerie di pregiata manifattura). Mai tutti uguali, bensì variegati in tonalità, fantasie e accessori, anche nelle scene d’insieme laddove solitamente si è abituati a vedere l’omogeneità, contribuiscono ad esaltare l’idea di forte dinamismo che lo caratterizza.
Franzutti si discosta da quella tendenza dilagante fra i nuovi coreografi contemporanei di partorire un’ opera senza minimamente preoccuparsi di incontrare i gusti del pubblico. Appostato abitualmente in platea, accanto alla console delle luci, egli è autore, coreografo, scenografo, costumista e regista, ma allo stesso tempo spettatore di sé stesso. E’ palesemente consapevole che uno spettacolo si regge sul delicato equilibrio che si instaura fra danzatore e spettatore (senza i quali lo stesso non avrebbe ragione di esistere): per essere apprezzata dal pubblico, una rappresentazione deve essere pienamente godibile in tutti gli elementi che la compongono e deve indurre uno stato di piacere. Franzutti, questo ben lo sa ed è quindi sempre molto attento alle reazioni del pubblico e della critica: pronto, laddove si renda necessario, ad apportare eventuali ritocchi ai suoi lavori che, ad ogni replica, si rivestono sempre di novità. Rispondendo all’ impulso di mettere in forma la sua inesauribile vena creativa, Fredy Franzutti si pone continuamente in gioco azzardando, ma con prudenza, forme compositive sempre tecnicamente e dinamicamente complesse. Attraverso i corpi dei suoi danzatori sulla scena, entrando in uno stato di “sintonia mentale” con il pubblico, stabilisce con esso un evidente dialogo polisensoriale, dialogo che, alla luce degli innumerevoli successi riscossi in più parti del Globo, promette di regalare a Fredy Franzutti un emozionante futuro.

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