Foto Andrea StellaMi sembra che sia giusto non demordere e quindi sperare, ma non vorrei che questo nobile sentimento ci facesse perdere di vista la realtà che è tutt’altro che rosea. Dopo Napoli, partita che  ha sanzionato l’esonero di De Francesco, il Lecce si trovava all’ultimo posto

con 8 punti, staccato di 1 punto dal Cesena, di 2 dal Novara e di 6 dal terzetto Bologna, Siena ed Inter. Certo a Napoli non si è giocato bene, però il Napoli è il Napoli! A cambio di guida tecnica avvenuta, e dopo un’altra giornata di campionato trascorsa, ci troviamo sempre con 8 punti in classifica,  a 3 punti dal Novara, a 4 dal Cesena ed a 6 dal solo Siena visto che Bologna ed Inter si sono staccate. Eppure, a sentire i commenti ed a leggere gli articoli di stampa sembra che il Lecce, contro la Lazio, abbia fatto l’impresa.
Credetemi amici, non sono né vorrò esserlo mai pregiudizialmente avverso al Lecce, ma un po’ di “realismo” in una situazione difficile come la nostra bisogna pur averlo. E’opportuno ricordare  che alla stessa giornata del campionato scorso, il Lecce aveva 12 punti tanti quanti Brescia e Cesena, il Bari ne aveva 10 e ci è andata di lusso per il suicidio della Sampdoria che di punti ne aveva 20. Come si può evincere ben due delle tre retrocesse erano già nel quartetto incriminato. Questa arida elencazione di numeri è stata fatta solo ed esclusivamente per contestualizzare la posizione e l’attività futura della squadra, per ricordare che non è mai facile o semplice recuperare sei punti, che non si può sempre sperare che qualcuno si suicidi, (ci sta provando l’Inter ma alla fine si salverà), e che le risorse per ottenere i risultati debbono essere trovate non solo sul presunto spirito ritrovato o sulla maggiore grinta messa in campo, ma anche con i punti che sono l’unica e vera cosa della quale il Lecce, in questo momento, ha bisogno. Allora, bando alle giocate di fino (vero Olivera?), bando ai tanti inutili passaggetti, ma occorre una maggiore lucidità sotto porta oppure nella propria area di rigore. Il vero nostro problema è che segniamo poco e subiamo al primo errore.
Siamo veramente convinti che abbiamo “strapazzato” la Lazio? Certo Reja, da galantuomo ci ha reso l’onore delle armi, ma così come è vero che a noi mancava Carrozzieri, non va ignorato che alla Lazio mancavano, Mauri, Brocchi, Matuzalem (centrocampo completo) oltre a Dias. Invece dalla Lazio dovremmo imparare come sapersi, al limite, accontentare perché la Lazio, ormai, puntava al pareggio. Lo avessimo fatto anche noi! Con il Catania, se non avessimo puntato scriteriatamente alla vittoria, avremmo ottenuto un pareggio d’oro. In sintesi, finiamola con questo fasullo o presunto bel gioco e cerchiamo di mettere in campo praticità ed intelligenza e valutiamo la squadra in base a quello che saprà fare in tal senso.
E’ vero che con Cosmi si è vista qualche diversità rispetto a prima, ma non più di tanto. Pensare e continuare a dire che questa squadra è migliore di quella dello scorso anno, può ingenerare qualche equivoco anche perché non è affatto vero. Fabiano, a mio modestissimo parere, dava qualche sicurezza in più rispetto ad Oddo; Tomovic al centro non rende quanto sulla fascia; Vives finiva le partite quasi sempre con i crampi però era l’emblema di come si combatte in campo; Munari, forse non aveva il tocco morbido, però aveva il fisico e la grinta del combattente. In attacco Di Michele aveva un anno di meno e come lui Giacomazzi e qualche altro attempatello. Di tutto questo bisogna tener conto.
Il prossimo turno ci consegna un bel Milan-Siena a patto che il bel Parma-Lecce produca il risultato sperato. Non ci interessano Cesena e Novara ma sempre e solo il quartultimo posto. Credo, senza voler essere pessimista, che Parma rappresenti la vera svolta per il futuro del Lecce.

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