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Le sale del Museo Faggiano hanno accolto già da sabato scorso, 3 dicembre, serata inaugurale della collettiva, un pubblico numeroso e differenziato, attento nel riscoprire, attraverso le opere degli artisti presenti, il proprio intimo, la propria spiritualità. L’atmosfera che si respirava nelle stanze del museo, anch’esse cariche di suggestione, è stata lo scenario ideale per introdurre i visitatori in un affascinante viaggio introspettivo.

Intorno alle 19.00, l’artista Gianna Stomeo, che con Pompea Vergaro, critico d’arte, ha reso possibile l’evento, ha aperto ufficialmente la serata.
In lei, si è intravista una certa emozione nel ringraziare la Vergaro e gli artisti presenti in sala. Promuovere l’arte, evidentemente, non solo la propria, trasmette delle sensazioni tanto forti da essere vissute sempre come nuove, anche per un’artista affermata come Gianna, capace di emozionarsi e di emozionare. La stessa ha poi lasciato la parola a Pompea Vergaro che ha presentato la collettiva, sottolineando che la collettiva “E nel settimo giorno Dio si riposò” è inserita nella rassegna “ArtealMuseo”, un’idea nata da alcune riflessioni sul senso della vita, una ricerca nella quale c’è chi confida nella fede, nella letteratura, nella musica, nella danza e nella scienza. “Noi – ha proseguito – ci affidiamo all’arte”.
Poi, ha dato il là a questo “viaggio sentimentale”, così come lei stessa lo ha definito, passando in rassegna le opere degli artisti.
Nel frattempo, abbiamo chiesto ad alcuni tra gli artisti presenti cosa ne pensavano della collettiva. Gabriella Legno, artista leccese, trae ispirazione proprio dalla spiritualità, dal mondo interiore. Le sue opere sono “finestre”, ci ha confidato, che aprono canali per la meditazione e che si adattano bene al titolo di questa mostra. “È ben organizzata e anche molto curata”, ha detto. Le abbiamo chiesto anche di spiegarci un po’ il significato di “In preghiera”, una delle sue tre opere esposte. “Ho voluto rappresentare l’umanità che, pregando, si trasforma essa stessa in preghiera. E come se il soggetto dimenticasse di essere colui che prega e diventasse preghiera. Questo – ha aggiunto – è secondo me il momento in cui accade il miracolo”.
A Carlo Comito, pittore palermitano, al quale, tradito anche dall’accento, abbiamo subito chiesto se fosse venuto qui altre volte o se fosse la sua prima esperienza nel Salento, ha risposto che era stato invitato da Gianna Stomeo e “ho accettato perché reputavo interessante l’evento. È la prima volta che partecipo ad una collettiva qui a Lecce”. Le sue opere nascono sempre di notte, quando ci si ritrova spesso liberi dai pensieri, dal caos quotidiano. “Mi esprimo tramite il tratto e i colori – ha spiegato – mi ritengo perciò un comunicatore”. L’artista ci ha mostrato le sue due opere esposte, facendoci notare come i titoli, “Mano… n… rompere” e “Mano… missione” siano giochi di parole. La stessa Pompea Vergaro ha parlato di lui come un’artista a cui piace giocare con le parole, perché la vita, spesso, è carica di equivoci, a volte anche dolorosi. “Mi hanno colpito in positivo le opere – ha aggiunto Comito – è una mostra di spessore organizzata in maniera eccellente. In futuro non mancherò”.
La pittrice salentina Laura Petracca partecipa da oltre trent’anni a mostre nazionali ed internazionali. Anche lei ha parlato di un evento curato molto bene in un ambiente peraltro suggestivo.
Antonio Ricci, romano, si è detto soddisfatto dell’iniziativa della galleria e della professoressa Vergaro. “Davvero impagabile la sua attività”, ha aggiunto. Ricci ci ha parlato di come questa non sia stata la prima volta nel Salento: “ho partecipato, lo scorso luglio, alla rassegna “SalentoSilente”, un evento che mi ha dato anche la possibilità di visitare questa terra”. L’artista ci ha raccontato il suo modo di fare arte: soggetti che richiamano i temi sociali e la figura femminile cui sono dedicate le sue tre opere, e che lo appassionano. “Di nature morte non ne ho fatte tante ma poi ho trovato più interessante rappresentare le situazioni di maggiore difficoltà sociale che trovano quasi sempre una scarsa attenzione da parte della collettività”. Fiorenza Di Lenna, artista nata a Padova, ma che opera a Roma, oltre ad aver apprezzato l’esposizione, ci ha rivelato di essere stata insieme agli organizzatori durante l’allestimento, e di aver imparato cose nuove. Abbiamo incontrato, infine, Maria Ferrara. Per lei, che attualmente vive a Roma, la collettiva è la prima esperienza a Lecce. “Mi è piaciuta la location, molto antica, che da l’impressione come se l’arte si perpetui nel tempo”.
Dopo aver concluso con la presentazione delle opere esposte, Pompea Vergaro ha lasciato spazio a Mauro Ragosta ed Elisabetta Opasich che hanno letto al pubblico i passi della Bibbia, quelli della Genesi per rimanere in tema con la serata, esibendosi poi in brani di musica leggera con canti a cappella, dedicati all’amore e nell’interpretazione di brani tratti da “Il Diario di Eva”, di Mark Twain: una rivisitazione della Bibbia in chiave ironica su come, secondo l’autore, potrebbe essere nata l’attrazione tra l’uomo e la donna.
Pompea Vergaro ha concluso la serata, ringraziando Gianna Stomeo, gli artisti e quanti hanno collaborato alla realizzazione della collettiva, volgendo un ringraziamento particolare alla musica, alla letteratura e all’arte.

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