Foto Antonio CastelluzzoGià nell’aprile del 2005 Massimo Buonerba sapeva che l’operazione di via Brenta sarebbe andata in porto. A dirlo in aula, nel corso del processo per la presunta truffa dei palazzi sede della giustizia civile, è stato Giuseppe Berghella, commercialista della Mythos, società di consulenza finanziaria

milanese, a cui il figlio di Vito Paolo Guagnano, Maurizio, si era rivolto per regolarizzare l’uscita del padre dalla Socoge, la società costruttrice dei palazzi. Il terzo dei fratelli Guagnano infatti aveva deciso di mettersi da parte perché pare non condividesse le politiche aziendali. La buona uscita richiesta era di 7 milioni di euro. Per pagare questo indennizzo gli altri due Guagnano accenderanno un mutuo. Ma appena formulata la richiesta, nella primavera del 2005, Pietro Guagnano avrebbe cercato di temporeggiare, dicendo a Berghella di una importante transazione in corso per la vendita dei palazzi di via Brenta. Una transazione per cifre a molti zeri. Per fornire ulteriori garanzie su questa transazione, Pietro Guagnano avrebbe organizzato un incontro a casa del consulente giuridico dell’ex sindaco di Lecce Adriana Poli Bortone. Davanti a un caffè, Buonerba avrebbe assicurato: “Le trattative vanno avanti positivamente”. Poi avrebbe aggiunto: “L’operazione si farà”. Una garanzia un po’ prematura se si pensa che la firma della determina dirigenziale che portò all’acquisto con leasing dei palazzi di via Brenta risale al dicembre successivo. Una determina firmata dall’ex dirigente del servizio economico-finanziario del comune Giuseppe Naccarelli.

Va avanti il processo per la presunta truffa con i palazzi del tribunale civile, davanti al giudice Stefano Sernia. Per la prima volta si presenta in udienza, insieme allo stesso Buonerba e all’ex assessore Ennio De Leo, l’ex dirigente dell’ufficio tecnico comunale Piergiorgio Solombrino. Tutti gli imputati rispondono a vario titolo di truffa e falso.

Sono stati poi ascoltati nel corso dell’udienza l’ingegner Pierpaolo Fiorentino, consulente tecnico dell’accusa, che ha spiegato le varie irregolarità contestate dal procuratore aggiunto Antonio De Donno, come il fatto che la zona su cui sono stati costruiti i palazzi di via Brenta sia una zona residenziale, dove non sarebbe prevista la costruzione di centri dirigenziali, e l’ ingegner Domenico Saracino, consulente nominato dal tribunale del riesame. Quest’ultimo si è invece soffermato sul fatto che se, come sostiene il consulente della procura, i palazzi sono irregolari, il valore canone di locazione è pari a zero. Altrimenti il canone di locazione pagato dal comune sarebbe grossomodo congruo a quello di mercato. Prossima udienza il 16 marzo.

 

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