Adelchi non vuole essere fotografato - A. CastelluzzoParole dure. Il punto di non ritorno, se mai ce ne fosse stato il bisogno di renderlo ancora più chiaro. Adelchi Sergio, l’imprenditore delle scarpe di Tricase, spegne ogni speranza per i suoi 700 lavoratori.

“Le notizie chiedetele alle istituzioni, loro hanno colpa, io per i miei operai ho fatto tutto”, così dice lui stizzito alle telecamere di Telerama, dopo il vertice in Prefettura del pomeriggio. “Tutto”. Sarà. Il tavolo era fissato per le 17, è durato un’ora e mezzo. Lui si è presentato, non poteva non farlo, dopo le parole che il Prefetto Giuliana Perrotta gli ha scritto: “Mi dicono che, malgrado gli inviti, i proprietari della fabbrica che porta il suo nome non si presentano ai tavoli di concertazione. Mi dicono che il destino della fabbrica e dei lavoratori è ormai segnato tra concordati preventivi, delocalizzazioni definitive e una generale deresponsabilizzazione da distribuire tra proprietà e maestranze. Non posso credere però – aveva continuato la Perrotta – che in un momento così delicato per il nostro Paese non si avverta la responsabilità e l’imperativo morale di dare un qualche contributo per tentare, con l’aiuto delle istituzioni, di salvare il salvabile”. Non c’è neppure quello ormai. Ora è chiarissimo. Adelchi Sergio, Foto Antonio Castelluzzoaccompagnato dai suoi collaboratori, ha ripercorso la storia del Cluster e ha detto sottolineato che speranze di riattivare anche una sola catena di montaggio non ce ne sono più. A confermarlo anche il capo di Gabinetto, Guido Aprea, che proprio a Tricase ricopre il ruolo di commissario prefettizio: “Adelchi ha confermato la totale impossibilità di tornare a occupare anche un solo lavoratore qui nel Salento. Tra processo civile, penale e concordato preventivo non c’è alcuna possibilità di reimpiego degli operai”.

 

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