Vignetta Massimo Donateo“allo specchio”: guardarsi allo specchio non per compiacerci come Narciso, ma per conoscerciosservandoci; per ipotizzare motivi alla base dei comportamenti e delle modalità con cui ci poniamo in relazione con gli altri, con noi stessi, con gli oggetti; per comprendere il senso di alcuni modi di dire, di gesti e mimiche che esprimiamo, di posture che assumiamo.

Il pregiudizio

Dottò, la fimmina è fessa! Questa frase è stata un tormentone per un bel po’ d’anni. Era reazione alle cose stupide che noi stessi dicevamo o sentivamo dire, una sorta di commento,mio e di mio cugino. Ci comunicavamo con lo sguardo la scena originaria, nella quale oltre a noi due c’era un personaggio particolare, un contadino che sfiorava i settanta.
Si era in un vigneto un pomeriggio d’estate e questo contadino noi lo conoscevamo bene, spesso ci faceva meditare su quanto un volto possa esprimere incazzatura ed energia, anche se magari nell’individuo sono assenti l’una e l’altra. Questa la sua caratteristica: l’espressione del viso con la mascella forte, zigomi alti, occhi febbricitanti, sguardo sempre duro, mentre per il resto una persona accomodante.
Quel pomeriggiosi parlava di vari argomenti, che ovviamente non ricordo, quando a un certo punto lu Tore- così si chiamava – se ne uscì con questa frase“Dottò, la fimmina è fessa”. Davanti a lui accennammo a un sorriso per il modo con cui la pronunciò. Era scomparsa l’incazzatura dal suo volto, sembrava di colpo disteso, sereno. La sensazione era che Tore fosse talmente convinto di ciò che aveva detto che si era finalmente rilassato nella saggezza delle sue parole. Comunque un giorno concludemmo che a dispetto di quello che avevamo ipotizzato sulle tensioni espresse dal suo volto, doveva essere veramente incazzato, chissà! forse con le donne di casa sua. La frase di Tore e le tre parole in essa contenute furono oggetto di analisi sofisticate,  le rovistammo a lungo nel tentativo di comprendere la genesi del pregiudizio.
Era una frase sintetica, lapidaria. Una sentenza definitiva, inossidabile, resistente a ogni attacco. Aveva prodotto in chi l’aveva emessa distensione, rilassamento;l’autoconvincimento si era rafforzato, da qui la serenità, anche perché aveva risolto un problema. Il problema era: ma la donna è o non è intelligente? Non poteva risolvere un problema inesistente, siccome però per lui esisteva, lo aveva risolto con la sentenza. In questa sentenza non c’era arroganza, se c’era qualche posa di superiorità era trascurabile. Sembrava piuttosto una constatazione, accettazione di qualcosa di ineluttabile.
Nella genesi del pregiudizio intervengono più fattori. Sono fattori generalidi tipo intellettivo e di tipo emotivo che interagiscono,  e che sono alla base,naturalmente, di tutti i comportamenti umani. Per semplificare qui considero: in quelli di tipo intellettivo le conoscenze e la capacità di comprendere e utilizzare in modo utile tali conoscenze, in quelli di tipo emotivo il rifiuto di conoscere e comprendere e le reazioni. Quando si parla di reazioni emotive non si intende soltanto l’aggressivitàcomunque manifestata,si intende per esempio anche la sopportazione.E si sbaglia quando la siconfonde con la tolleranza, perché la sopportazione è accettazione passiva, quindi reazione solo emotiva, mentre la tolleranza è accettazione attiva in quanto implica un processo intellettivo.
Torno alla sentenza di Tore. A ciò che possiamo dire di lui e poi di me e di voi dopo aver spiegato e compreso cosa c’è dietro la sua frase.
Tore sa molto poco dell’essere umano e non ha mai meditato su se stesso e sui suoi simili,
oppuresi può dire che le sue meditazioni sono rozze e primitive, e questo certamente gli accade perché le sue capacità intellettive, che sicuramente possiede, non sono tali da permettergli il superamento dei condizionamenti culturali subiti. Tutti noi abbiamo avuto la fortuna di conoscere persone di scarso livello culturale che ci hanno sorpreso per l’alto livello intellettivo. Non era il caso di Tore.
Tore non è informato sull’essere umano e rifiuta di conoscerlo e di comprenderlo.
Il concetto di disuguaglianza intellettiva ( la fimmina è fessa ) rimbalza da fattori intellettivi ( disinformazione) a fattori emotivi ( rifiuto ) e torna aquelli intellettivi ( comprensione ).
La testa di Tore “prosegue” con i fattori intellettivi e mette in funzione una capacità intellettiva importantissima ( perciò anche rischiosa se non è ben usata),  che è la generalizzazione. La sua frase la fimmina è fessasignifica tutte le fimmine. E diventa una sentenza.
La testa di Tore non ha terminato di produrre. Dobbiamo considerare come pronuncia la frase,la mimica, la serenità apparsa sul suo volto, e scopriamo la reazione emotiva finale, la sopportazione. La serenità raggiunta gli permette anche di rivolgersi con quel “dottò”, cheè un invito alla sopportazione.
Quale la nostra reazione alla frase di Tore? Comprendiamo i suoi limiti, lo scusiamo, la nostra analisi ci porta alla tolleranza,consapevoli pure che il tentativo di convincerlo  non produrrebbe i risultati desiderati. Naturalmente lo tolleriamo se si limita a emettere sentenze, pronti a isolarlo se reputiamo che possa andare oltre.
Ma se fossimo come lui diremmo: Tore è cretino e poi la sentenza: Cari lettori, tutti i Tore sono cretini. Sopportiamoli.

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