Foto Andrea StellaTorna d’attualità  – afferma Carlo Salvemini –il grande tema del recupero e valorizzazione del Parco di Rudiae. L’occasione, lietissima, ci viene offerta dall’annuncio del prof. Guaitoli della scoperta delle fortificazioni messapiche a protezione della Valle della Cupa.

È la conferma ulteriore, dopo il prezioso lavoro svolto dal prof. D’Andria, dell’enorme valore archeologico di questa area a ridosso della città e inserita, tra l’altro, in uno splendido scenario paesaggistico; e, conseguentemente, dell’urgenza che la comunità scientifica, gli amministratori locali, le istituzioni si confrontino per coordinare inziaitive, interventi, strategie e porre al centro dell’impegno dei prossimi anni l’apertura dell’area archelogica.
Credo quindi che sia tempo ormai di prevedere un momento di confronto pubblico, una giornata di studi dove ragionare sui tempi e sui finanziamenti necessari per dare gambe forti ad un progetto che da troppi anni inciampa per colpevoli disattenzioni della politica: quella che riesce a indicare un orizzonte, ad alzare lo sguardo, a non rimanere schiacciata sulla mera gestione del proprio quotidiano. C’è l’urgenza di condividere tutti insieme strategie pubbliche che siano finalmente capaci di porre l’obiettivo del Parco Archeologico all’interno di una programmazione di medio periodo, farlo diventare obiettivo indennitario e di sviluppo dell’intera comunità.

Recentemente, Lecce2.0dodici nell’ambito della sua iniziativa +LECCE NEI QUARTIERI ha organizzato (partendo dal concorso d’idee LECCE CITTA’ PUBBLICA) un tour urbanistico partecipato di tre giorni sul Quartiere Rudiae – con il progetto del Raggio Verde – i cui esiti stanno per essere consegnati al Comune di Lecce. E proprio riflettendo sul grande tema del rapporto tra città e campagna, sul ridisegno complessivo degli assi di penetrazione in città, sulla riorganizzazione della relazione tra quartieri, abbiamo riproposto il tema dell’area archeleogica di Rudiae; precisando l’urgenza di un disegno che ne rafforzi la percezione e, cosa decisiva, ne consenta la fruizione. Non solo progetti di recupero, quindi, ma strategie urbane capaci di integrarla alla città, di farla diventare elemento identitario cucendola all’abitato – attraverso la valorizzazione della splendida via Vecchia Copertino oggi offesa da una discarica a cielo aperto – e non lasciandola sospesa come mero orpello di valore.

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