“Ad andare in fumo non sono stati 12 milioni di euro o di dollari…– già, visto che ancora non ci è dato di sapere in quale divisa monetaria sarebbero dovuti arrivare quei denari , ammesso e non concesso che sarebbero mai arrivati…– bensì i propositi scellerati di chi pensava di potersi facilmente arricchirsi alle spalle della città e dei suoi cittadini. E noi ne siamo orgogliosi, sbandierandolo a testa alta!” sono le parole dell’onorevole Vincenzo Barba che si esprime sulla situazione del porto turistico di Gallipoli.

“Altro che “addio al porto turistico”! Solo gli sprovveduti possono pensare che in uno specchio d’acqua ristretto, già occupato da pescherecci e navi mercantili, sarebbe bastato posizionare quattro – e dico quattro… – pontili galleggianti per raccontare la storia ai diportisti nazionali e internazionali della costruzione di un nuovo porto turistico nella Perla dello Jonio.
Se si fosse realizzato quel progetto scelleratamente improponibile, di certo si sarebbe distrutto il glorioso e storico porto mercantile, che invece andrebbe rilanciato nell’interesse dei lavoratori e delle aziende che quotidianamente si impegnano per riportarlo agli antichi splendori. Certo, la crisi internazionale ha contratto gli affari e gli scambi. Ma questo cosa significa? Che bisogna distruggere quello spazio per far posto a sedicenti panfili e yacht che attraccherebbero al massimo per due o tre settimane all’anno? Non ho mai sentito qualcuno che avendo una forte emicrania, pensa che la soluzione migliore sia quella di tagliarsi la testa…
La verità è un’altra. – continua – Il progetto era finalizzato semplicemente a distruggere l’esistente per dare vita ad un grosso punto interrogativo che avrebbe portato povertà a Gallipoli e ricchezza, tanta ricchezza, forse, nelle tasche di qualcuno.
Il sottoscritto ed il mio partito, all’unanimità (non so infatti cosa si intenda per Pdl “ufficiale” e Pdl “dissidente”. A Gallipoli esiste un solo Popolo della Libertà rappresentato dal sottoscritto ai più alti livelli istituzionali e con un organigramma territoriale ben definito che tutti riconosciamo e apprezziamo), sono fieri di essersi opposti all’inciucio del secolo, un inciucio che sarebbe stata la madre di tanti guai e di tanti danni per tutta la collettività. Se anche i venneriani ed il Pd hanno receduto dai primitivi propositi, ciò è accaduto perché, dopo un iniziale offuscamento derivante da promesse mirabolanti, anch’essi si sono accorti della non fattibilità di una trasparente iniziativa ed hanno pensato bene di mettersi al riparo da guai ben peggiori dell’ingordigia politica.
Si badi bene che il netto diniego e la categorica presa di posizione del Pdl non nasce solo da valutazioni sociali ed economiche, ma si poggia sugli atti con i quali, già nel 2003 il Consiglio Comunale bocciò la distruzione del porto mercantile. Se a tutto ciò si aggiunge che la Legge Tremonti del 2010 vietava la costituzione di società pubblico-private in comuni con popolazione inferiore ai 30mila abitanti, come avrebbe fatto ad operare la Gallipoli Navigando? Pensavano forse “i furbetti del porticciolo” di convincere i gallipolini, in qualche mese, a fare più figli per superare quella soglia così da potersi avventurare velocemente nel business?
A volte sembra davvero strano che una vicenda così chiara e trasparente, possa essere così travisata e strumentalizzata…
E adesso veniamo, però, alla fase propositiva, dal momento che il Pdl non solo non è contrario alla costruzione di porti turistici, ma per la città di Gallipoli ne vorrebbe più di 1, fino alla soglia di 101. Noi riteniamo essenziale la costruzione di un nuovo porto turistico (e, a dire il vero, anche di un nuovo porto peschereccio). Lo vogliono tutti? Bene, allora attiviamoci immediatamente. Tutti insieme. All’unisono. Senza differenze di appartenenze politica. Non ci si può dividere sulle necessità più concrete per la nostra città. Ci sono finanziamenti nazionali o comunitari a cui accedere? Sì, e allora si faccia un grande progetto. Non ci sono soldi pubblici? Si vaglino allora le offerte degli imprenditori privati (molte delle quali già depositate da anni presso il Comune), attraverso la formula del project financing, grazie alla quale in tutto il mondo si costruiscono opere pubbliche importantissime.
Noi siamo persone concrete. – conclude – Le parole stanno a zero. Bisogna passare ai fatti. Chi vuole il bene di Gallipoli può lavorare al nostro fianco.”

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