Foto Antonio CastelluzzoRiprenderà domani davanti alla Corte d’Assise di Perugia il processo ad Umberto Bindella, ex guardia forestale e imputato per omicidio volontario e soppressione di cadavere nel procedimento scaturito dalla scomparsa della studentessa leccese sparita da Perugia il 6 novembre 2006, Sonia Marra.

Domani in particolare verranno ascoltati alcuni dei carabinieri che fecero le indagini immediatamente dopo la sua scomparsa dall’appartamento di Perugia. I militari avrebbero dovuto testimoniare la volta scorsa ma per un impedimento di uno dei difensori del principale imputato, l’udienza era stata rinviata e l’intera Corte si era recata in sopralluogo nell’appartamento da cui Sonia Marra spari’ e nella scuola di teologia di Montemorcino in cui la studentessa lavorava part-time come segretaria e in cui ha conosciuto Bindella. Cosi’, durante il sopralluogo sono entrati tutti in casa di Sonia, e tutti si sono affacciati dalla finestra di casa della sedicenne, allora undicenne, che la sera della scomparsa di Sonia Marra da via Purgotti a Perugia vide un uomo entrare e uscire dal suo appartamento. Gli avvocati e i pubblici ministeri intorno alle tre del pomeriggio, dopo la deposizione in aula della ragazzina hanno voluto vedere quei luoghi coi loro occhi. Per rendersi conto delle distanze dei posti in cui Sonia si trovava negli ultimi giorni che ha trascorso a Perugia. Valutazioni opposte alla fine dei due sopralluoghi dalle parti in causa. Smentita la testimonianza della bambina per la difesa di Bindella, rafforzata per gli altri.
E’ stata forse la deposizione della sedicenne, che all’epoca dei fatti, il novembre 2006 aveva 11 anni, e che sostiene di aver visto un uomo vestito di nero entrare ed uscire da casa di Sonia la sera della sua scomparsa a far decidere la Corte ad uscire dall’aula per andare a controllare. Secondo la deposizione della giovanissima, che si e’ dimostrata forse la testimone piu’ forte dell’accusa, l’uomo era anche in possesso delle chiavi dell’appartamento di Sonia. E dalle altre testimonianze emerse durante il processo si sa che di mazzi ne esistevano solo due: uno lo aveva Sonia e uno la proprietaria dell’immobile. La ragazzina lo ha raccontato molto dettagliatamente in aula: ”Ho sentito dei rumori provenire dall’ingresso, ho aperto la porta di casa mia e mi sono affacciata. Ho chiamato papa’, ma non ho ricevuto alcuna risposta. All’inizio mi sono affacciata rimanendo sul mio pianerottolo. Ho visto un uomo davanti alla porta di casa di Sonia. Mi pare poi di essere rientrata. Ho guardato dalla finestra e ho visto una macchina, bianca a tre volumi. Parcheggiata sotto casa, attaccata al muro. Poi ho sceso la prima rampa di scale e ho continuato a guardare l’uomo. Non penso che questa persona mi abbia visto”. ”E’ entrato dentro casa – ha continuato – e ho visto che c’era una luce accesa. Non penso che abbia forzato la serratura. Dopo ho sentito dei rumori all’inizio mi sembravano tipo piatti. Nonno mi diceva di rientrare dentro casa. Io sono rientrata e poi riuscita ancora. Al nonno poi ho detto che pensavo che fosse un ladro. Quando e’ rientrato papa’ gli ho detto che c’era un signore di sotto che indossava una giacca a vento nera e un berretto di lana nero. Io non ho visto i capelli mi pareva che li avesse molto corti o fosse calvo. Ho disegnato la macchina. Poi l’ho vista in giro e l’ho detto a mamma”.
La macchina che l’allora bambina avrebbe visto sarebbe una tre volumi, forse una Mercedes vecchio modello col bagagliaio. Forse. Dall’alto in realta’ poteva essere anche qualcos’altro. Lo ha detto anche il padre della testimone che, in seguito a quella sera, la bambina avrebbe indicato diverse automobili con l’unica costante del colore bianco. Ma forse la cosa piu’ importante che la giovane ha fatto in aula nella scorsa udienza e’ stata riconoscere il giubbotto sequestrato a Umberto Bindella, come quello indossato dall’uomo che vide quella sera. Un fatto per cui la difesa dell’imputato ha protestato vivamente dicendo che forse la sedicenne avrebbe dovuto fare il riconoscimento tra piu’ capi d’abbigliamento. Proteste inascoltate: il giudice ha disposto che la ragazza facesse il riconoscimento. Pur essendo stato fin dall’inizio tra i principali sospettati per la scomparsa di Sonia Marra, di cui non e’ mai stato ritrovato il cadavere, Umberto Bindella e’ stato indagato solo quando il fascicolo e’ arrivato nelle mani dell’attuale pubblico ministero Giuseppe Petrazzini, finendo anche in carcere per un po’ di tempo. A rimetterlo in liberta’ poi e’ stato lo stesso giudice che ce lo aveva mandato. Lui, affiancato dalle sue legali, Daniela Paccoi e Silvia Egidi, si e’ sempre dichiarato innocente. Per l’accusa avrebbe ucciso Sonia per una possibile gravidanza indesiderata. Lui ha sempre negato di avere avuto una storia o rapporti sessuali con lei.

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