Siamo a fine gennaio eppure, leggendo sistematicamente i giornali ed ascoltando la TV, non mi è ancora capitato di sentire qualche parola che “ricordasse” in tono elogiativo il decennale del salvifico “EURO”.

Ho forse esagerato pretendendo che il tono fosse elogiativo ma, credo, che ci sia stata una notizia, relegata sui giornali non so a quale pagina, ed alla TV per soli cinque secondi che ci ricordava il meraviglioso “decennale” di questa moneta che avrebbe fatto vivere all’Europa esaltanti momenti di benessere inserendola anche a livello planetario nel gruppo dirigente all’insegna del motto:”un popolo, un’idea, una politica, una moneta”.
Dopo questa premessa, ho pensato fosse credibile presentare una richiesta al programma RAI “Chi l’ha visto?” per cercare di sapere dove si fossero nascosti gli artefici di tale iattura. Ebbene si è scoperto che stanno fra di noi, continuano a pontificare, ma hanno vergogna ad uscire allo scoperto celebrando il decennale della moneta. Il prof. Romano Prodi ci ha ricordato che l’1 gennaio 2002 ha compiuto, unitamente al primo ministro austriaco, il primo acquisto in euro, comprando dei beneauguranti mazzi di fiori per le rispettive consorti. Ci ricorda anche che vi era un’atmosfera gioiosa perché si celebrava un avvenimento d’importanza storica: per la prima volta un folto gruppo di Paesi abbandonava la propria moneta per abbracciare una valuta comune. Con questa decisione si rinunciava ad uno dei due fondamenti della sovranità, cioè la moneta, in attesa di condividere con i Paesi fratelli anche l’altro pilastro dello Stato moderno, cioè l’esercito. Però, quasi a mo’ di pentimento, ci dice pure che non ci si nascondevano le difficoltà di una simile decisione e si era coscienti che a questa ne dovevano seguire altre perché non è pensabile né possibile avere una moneta comune senza condividere le linee di politica economica. Sempre, a mo’ di scusante, ci ricorda di avere sollevato molte volte il problema ammonendo che senza realizzare quest’obiettivo una crisi sarebbe stata prima o poi inevitabile (che lungimiranza!). La risposta del cancelliere Kohl, che il prof. considera saggia e che per noi mortali ed inesperti economisti è,invece, particolarmente grave, è stata quella di affermare che anche Roma non è stata fatta in un giorno e che, quindi, ci sarebbe voluto tempo, direi molto visto che tra la fondazione di Roma e l’avvento di Giulio Cesare e l’inizio dell’impero con Ottaviano Augusto di anni ne son passati quasi settecento. Spero non si debba aspettare lo stesso tempo per avere una politica europea consona all’euro che per quello scopo era stato creato.
E’ del resto ovvio intuire come un Padre della Patria tedesco come Kohl fosse entusiasta dell’euro. Veniva dal mezzo dissesto che la riunificazione tedesca del 1989 aveva provocato all’economia tedesca ed aveva intuito come una moneta unica fra i vari Stati europei avrebbe favorito in maniera sfacciata proprio la Germania. Se è vero che si è statisti proprio per le azioni che si riflettono sulle generazioni future, allora bisogna riconoscere che Kohl lo è stato perché ha messo nel sacco tutti, consentendo ai suoi successori, Merkel su tutti, di fare il bello e cattivo tempo, di prevaricare gli Stati “fratelli” e di fare solo e soltanto gli interessi della Germania. Ma oggi come stiamo per fare il secondo pilastro della sovranità, cioè l’esercito? Stiamo a zero e non se ne parla proprio. Cosa si fa della Banca centrale che dovrebbe garantire tutti gli Stati membri? Nulla se non chiacchiere da bar.
In compenso, al momento, il potere tedesco è diventato per noi tutti veramente ingombrante e pericolosissimo per gli eventuali risvolti futuri. Di tutto questo dovremo ringraziare quegli statisti o scienziati di materie economiche che ci hanno propinato l’euro salvifico. Se tutti siamo più poveri, Germania esclusa, lo dobbiamo a loro. Se ci dicono che senza l’euro saremmo stati più esposti alla speculazione, si potrebbe rispondere che per chi vuole speculare su una moneta è più difficile farlo nei riguardi di 27 Stati e quindi 27 monete che non nei riguardi di una sola moneta senza il supporto di 27 Stati. Perché continuo a non sentirmi europeo? Perché ancora non so quale lingua dovrò parlare, non so quale esercito potrà difendermi (vds, esempio Libia dove l’Italia dà tutto, anche 700 milioni di euro per il sostegno della missione e i tedeschi, invece, si defilano), non so quale programma scolastico adotteranno i miei nipoti, non so come mi rapporterò, io italiano meridionale, con il finnico e come troveremo qualcosa di comune. Mah! Forse aveva ragione Kohl, se non 700 anni, forse ce ne vorranno almeno 100 e noi non ci saremo!

 

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