Battaglia in aula tra accusa e difesa sulle intercettazioni telefoniche ed ambientali che incastrerebbero l’avvocato Flavio Fasano, ex assessore provinciale ed ex sindaco di Gallipoli, nell’ambito del processo nato dall’inchiesta “Galatea 2”. Per il collegio difensivo, costituito dai legali Luigi Rella e Francesco Paolo Sisto, quelle intercettazioni sarebbero inutilizzabili perché all’epoca Fasano  era il legale di Pompeo Rosario Padovano, e un legale non può essere intercettato nell’ambito dello svolgimento della sua professione.

A conferma della tesi difensiva in mattinata i giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce, dinanzi ai quali si sta svolgendo il processo, hanno acquisito una missiva dell’8 gennaio 2008, con cui il sostituto procuratore della Dna Francesco Mandoi chiedeva al procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, la possibilità di sostenere un “colloquio investigativo antimafia” con Padovano, proprio su invito dell’avvocato Flavio Fasano.

Di parere contrario il sostituto procuratore della Dda Elsa Valeria Mignone che invece ritiene che Fasano non possa essere considerato il difensore di Padovano, in quanto un difensore si nomina nell’ambito di un processo e il processo allora non era ancora iniziato anche perchè neppure l’omicidio di Salvatore Padovano era stato consumato.

Tra l’altro, per il consulente della difesa, il professor Arrigo Palumbo, le intercettazioni non sarebbero comunque utilizzabili dal momento che sui file manca la firma digitale. Si tratta di uno strumento in grado di garantirne l’originalità, che però non è previsto dalla legge italiana.

In alcune telefonate, inoltre, vi sarebbero “buchi” di alcuni secondi, senza traccia di rumore. Circostanza anomala che, per il consulente di parte, non potrebbe essere giustificata neppure con la mancanza di segnale.

Sulle eccezioni il Tribunale si pronuncerà nell’udienza del 15 febbraio.

Oltre a Fasano, nel processo sono imputati anche Gino Siciliano, ex amministratore della Lupiae servizi, l’imprenditore Giovanni Lagioia, ex presidente della sezione Comunicazione di Confindustria,  Michele Patano, direttore tecnico del Cotup e Michela Corsi, ex collaboratrice dell’autorità di vigilanza sui contratti pubblici. Tutti rispondono a vario titolo di corruzione, turbativa d’asta, violazione del segreto d’ufficio e falso in atto pubblico.

 

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