E’ ancora tutto da capire il futuro dei giornalisti iscritti all’albo dei pubblicisti che temono per le conseguenze della legge Salva Italia che andrebbe tra le varie cose a toccare anche gli albi professionali. Voci tendenziose e non, sono circolate nei giorni scorsi soprattutto attraverso il web, che decretavano inesorabilmente la fine dell’ordine dei giornalisti pubblicisti, motivo per il quale l’intera categoria si è sollevata allargando le proteste e il malcontento.

Tutto ciò riguarda anche la Puglia e i suoi 3500 pubblicisti che chiedono informazioni e chiarimenti circa le nuove disposizioni sugli ordini professionali, che secondo la legge, dovranno essere modificati antro il 13 agosto 2012.

 

Questa mattina si è tenuto quindi a Lecce un primo incontro con i rappresentanti dell’ordine dei giornalisti della Puglia, nella sala congressi delle Officine Cantelmo.
Un incontro a cui hanno partecipato il presidente dell’Ordine della Puglia, Paola Laforgia e Michele Partipilo, componente del Comitato esecutivo del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, assieme ai componenti del consiglio regionale e ai rappresentanti pugliesi di quello nazionale.

“Dobbiamo precisare i fatti e conoscere le idee alla base.”, ha puntualizzato Michele Partipilo, prima di intraprendere un lungo discorso nel quale ha snocciolato con precisione tutti i punti della legge che coinvolge gli ordini statali.

“Il punto di partenza è il decreto Tremonti del vecchio governo nel quale si prende in considerazione la prospettiva di una riforma degli ordini. Successivamente quel decreto diventa la legge 148 del 2011 nella quale, al comma 5 dell’articolo 33 si parla di ordini utilizzando il titolo ‘Liberalizzazioni e privatizzazioni per favorire lo sviluppo’. Ora se ci riferiamo agli altri ordini professionali probabilmente privatizzazione e liberalizzazione sono dei buoni elementi. Non è la stessa cosa per quanto riguarda l’ordine dei giornalisti, che presenta delle differenze sostanziali.”

Ciò che la legge mette in crisi all’interno dell’ordine, consiste in due punti fondamentali. L’esame di stato per i pubblicisti e l’obbligo di costituire una polizza assicurativa per i professionisti.

Per quanto riguarda il primo punto, “ci muoviamo nel campo delle ipotesi”, continua a spiegare Partipilo. Il cappello iniziale della legge infatti, recita che “Fermo restando l’esame di stato, per l’accesso all’albo” sono necessari determinati requisiti. Seguendo una linea logica, il problema si porrebbe quindi per chiunque volesse entrare a far parte dell’albo dei pubblicisti dopo il 13 agosto, data in cui verranno abrogate tutte le precedenti disposizioni al posto delle nuove. Per chi prima di quella data faccia parte dell’ordine, non dovrebbe esserci la cancellazione automatica. Ma chi verrà dopo, cosa dovrà fare per poter esercitare il lavoro del giornalista, considerato che la strada per diventare professionista è quasi una mera utopia? E chi invece continua a far parte dell’albo che ruolo avrà nel campo del lavoro?
Altro punto a sfavore e in questo caso dei giornalisti professionisti, è l’obbligo di costituire una polizza di assicurazione. A differenza degli altri ordini professionali, il giornalista ha un’utenza completamente diversa. Il cliente è lo spettatore, il lettore, il radioascoltatore ed è con questi che stipula un contratto. Su che basi quindi deve muoversi un professionista per seguire l’articolo 33?

“Le imposizioni dall’alto hanno stravolto una situazione che già aveva preso la via del cambiamento.” Spiega la presidente regionale dell’ordine Paola Laforgia. “Vi era già un’attività di auto riforma per venire incontro ad una realtà che è cambiata e che vede un numero sempre maggiore di giornalisti pubblicisti lavorare come precari allo stesso modo dei professionisti e senza percepire una retribuzione dignitosa.”

Durante l’incontro di questa mattina, è stato quindi chiesto agli stessi giornalisti presenti di avanzare delle proposte, che verranno poi portate nel prossimo consiglio nazionale dell’ordine, che si terrà nei giorni tra il 18 e il 20 gennaio prossimi e nel quale si cercherà di trovare una soluzione che combaci con le nuove leggi.
Una situazione di cui si parlerà molto ancora, insomma e che vede un intero ordine professionale chiedersi cosa riserverà il futuro. Rinnovamento e riforma sono ormai inevitabili, resta da capire con quali conseguenze avverranno.

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