Foto Francesco MoscagiuliUna serata di successo per il regista Maurizio Mazzotta, vissuta tra amici, appassionati del cortometraggio e  tangheri, alla prima assoluta della sua ultima produzione “Il viaggio del rimorso”, organizzata dall’Associazione Culturale Scuola Stabile di Tango Argentino “Salentango”  di Lecce

nella “Sala Leonardo” del  Grand Hotel Tiziano di  Lecce,  nella serata di venerdì 27 gennaio 2012, nello Speciale Spazio Pre-Milonga: “Orizzonte poetico”.
“Il viaggio del rimorso”è un corto ispirato alla poesia “Il corvo” (The raven ) di E.A. Poe, scritto e diretto da Maurizio Mazzotta- Fotografia di Marc Van Put- Interpretato da Mara Spinelli, Maurizio Mazzotta  e Marco De Falco.
La serata ha avuto seguito tra la proiezione  dei corti “Perdizione” e “El tango es sueno”, sempre dello stesso regista e tra i passi del “tango liquido”, così definito da Sondra Pranzo, direttrice artistica dell’Associazione.

Dopo le proiezioni e un breve dibattito tra un folto e entusiasta pubblico, insieme al regista, abbiamo lasciato la Sala, ci siamo accomodati nella hall del Tiziano e abbiamo piacevolmente chiacchierato.
Qualche notizia, se pur breve, su Maurizio Mazzotta, occorre lasciarla: egli vive con la costante passione del narratore sia letterario sia filmico, o “meglio” come egli stesso si presenta, “con l’ossessione della narrativa e del cinema”.

Ci limitiamo a dire, parlando solo della sua esperienza di filmaker,  che ha realizzato 9 cortometraggi, nel ruolo di regista e protagonista, ha  ricevuto  diversi premi e riconoscimenti, quello più significativo, per il cortometraggio“Perdizione” presentato, su invito, fuori concorso, al  Festival internazionale del cinema di Berlino, nello scorso febbraio 2011.
Torniamo a “Il Viaggio del rimorso”.
La vicenda si svolge all’insegna della “lentezza”, che non sembra appartenere alla nostra vita frenetica, vissuta su un doloroso ripiegamento verso un  passato che riconduce il protagonista alla perdita della propria donna, amata intensamente. Egli rivive, dolorosamente, la richiesta di lei di porre fine alle sue sofferenze per un male incurabile; a questa richiesta  egli si è sottratto non potendo togliere la vita alla persona che aveva amato. Da qui il rimorso che sarà suo compagno per tutta la vita.

Il corto è tratteggiato dal contatto costante tra  il sogno e i ricordi, pervasi di follia, con la presenza inquietante (o visione?) di  un corvo parlante che bussa alla finestra e, una volta entrato nella stanza, si appollaia sulla mensola del camino, intrecciando un dialogo con il protagonista, in cui ricorre  ossessivamente il verso del testo originale:  “Questo è, e nulla più”.
Il tempo (21’ ) del cortometraggio ruota attorno alla poesia, protagonista assoluta, contenuta su elevati tratteggi lirici pur conservando il ritmo del poeta E.A.Poe.

– Cominciamo la conversazione con il regista e attore-protagonista e, da subito, gli chiediamo da dove nasce la scelta de “Il corvo” del poeta  statunitense, da cui è tratto liberamente “Il viaggio del rimorso”

Coltivo la passione per questa poesia fin da quando avevo 14 anni e finalmente, dopo essermene appropriato, traducendola e adattandola, è giunto il momento per rappresentarla e condividerla.

– Già, Maurizio Mazzotta è un filmaker “passionale”

Essere filmaker, ossia “fare” il cinema povero, mi affascina, perchè possiede  quella peculiarità di poter sfruttare solo quello che hai, per realizzare quello che vuoi, e questo per me, è un’avventura, una piacevole avventura!

-So che ha una concezione ben precisa del ruolo che dovrebbe occupare la musica nei film

Il film non ha bisogno della stampella che è traducibile nella musica, intesa come colonna sonora.

-Può chiarirci meglio questo pensiero?

So che è difficile, ma i  suoni d’ambiente sono sufficienti per manifestare lo stato d’animo, come  ad esempio in questo corto: la musica è il vento che soffia o il rumore dell’auto lungo l’asfalto, il frinire delle cicale, nel silenzio assoluto  o il canto dei grilli, dal fondo della notte. Non serve altro. Il film può camminare da solo.

– In questo viaggio tratta la dolorosa questione dell’eutanasia

Si, l’eutanasia è un tema attuale dove si sottolinea un rapporto consapevole con la morte. Oggi abbiamo la possibilità di dirigere noi stessi e questo ci permette il superamento di quello che non abbiamo più. In sostanza, nell’epoca attuale, possediamo la possibilità dell’autodeterminazione.

-Nel corto è il protagonista maschile che incarna il presente, in un  abile e continuo dialogo con il proprio passato.

In effetti, il protagonista parla con il passato e il passato gli risponde. E questo è intessuto in un avvicendamento tra i versi e una mia storia personale. Ho potuto fondere queste due possibilità espressive, vivendo in una visione tra il sogno e la follia.

-Il tempo tra presente e passato è ben rappresentato in una alternanza efficace dove il traghettatore è  un maggiolone anni ’70 e la voce del presente, nonostante “parli” anche dal giovane corpo del passato.

La ringrazio per “l’efficace”, spero tanto di esserci riuscito.

Foto Francesco Moscagiuli-Durante la conversazione con il pubblico, avete affermato che eravate consapevole del rischio che correvate nel recuperare la poesia

Certamente  e, ne sono convinto. Ho rimaneggiato la poesia e devo ammettere che è piuttosto difficoltoso trovare degli equilibri. Per questo mi sono affidato alla follia e ho potuto liberamente permettermi dei “gesti poetici”, come quando la giovane protagonista fotografa i fiori in quel meraviglioso giardino e dice:”fotografo i fiori di notte quando sono convinti che nessuno li veda”. Personificando, così, la natura.

-Intanto Maurizio Mazzotta sorride e continua a dire che egli ama giocare, anche se, per la seconda volta, dopo il corto “Amen” ( 2010), si è cimentato con il dolore.

Sì, è proprio così, ho realizzato 7 corti che correvano tutti sul filo dell’ironia.  Con il prossimo lavoro tornerò a giocare riaffidandomi all’ironia e alla satira.

Da queste chiare affermazioni si comprende che il regista si è già messo in viaggio per un’altra produzione. Intanto gustiamoci questo appassionante lavoro. Maurizio Mazzotta, con “Il viaggio del rimorso” ha sorpreso, offrendo, ancora una volta, un contributo al pulsante panorama culturale del nostro territorio.
Ci congediamo con il desiderio e l’impegno di organizzare, a breve termine,  un altro appuntamento, per poter diffondere e rivedere  questo “viaggio poetico”, per godere di tutto quello che ci è sfuggito, perchè traboccante di suggestioni, di paesaggi onirici e di tanta, tanta forza poetica, anche quando affronta i dolorosi soggetti del rimorso e della perdita.

 

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