“Chi tutela il patrimonio naturale e sceglie le energie pulite e rinnovabili, contribuisce alla ricchezza e al futuro del Paese: come WWF interpretiamo così lo slogan più verde, meno nero che animerà la manifestazione del 21 gennaio a Monopoli in Puglia, frutto della comune sensibilità

degli enti e delle comunità locali alla tutela delle risorse ambientali, contro l’economia rapinosa dell’industria dell’estrazione di idrocarburi e il predominio dei combustibili fossili”, ha detto Stefano Lenzi, responsabile dell’ufficio relazioni istituzionali del WWF Italia, in occasione della conferenza stampa che si è svolta questa mattina a Bari, nella sede della Regione Puglia di presentazione della manifestazione promossa dal “Comitato No petrolio, Sì energie rinnovabili” con l’appoggio del WWF,  a cui hanno aderito la Regione, molti enti locali pugliesi e associazioni.
Il WWF ha ricordato come sia urgente contrastare il progressivo avvelenamento del Mediterraneo: in questo mare – che rappresenta lo 0,7% delle acque del globo, e da cui transita il 25% del traffico petrolifero mondiale – mediamente ogni  anno vengono sversate 100-150 mila tonnellate di petrolio (esclusi gli incidenti) e si registra già oggi la maggiore densità di catrame in mare aperto del mondo (38 mg/m2). Né si può pensare, secondo il WWF, a riproporre il modello di colonizzazione del Sud Italia, sperimentato dalla fine degli anni novanta in Basilicata, dove il 60% della regione è interessato da attività di ricerca e di estrazione petrolifera, che mettono a rischio le risorse idriche e il territorio e impediscono lo sviluppo delle attività turistiche ed agroalimentari.
“Ben vengano quindi iniziative come quella della proposta di legge presentata in Parlamento dalla Regione Puglia per  interdire nuove attività di prospezione, ricerca e coltivazione in Adriatico” – ha concluso Lenzi, che ha aggiunto: “ma si vigili anche almeno su due fronti: 1. il mantenimento delle aree di interdizione a queste attività nelle aree tutelate e a 12 miglia dalle aree protette e nelle 5 miglia dalle linee di base costiere italiane, introdotte con una modifica normativa al Codice dell’ambiente nel giugno 2010; 2. al dibattito parlamentare, avviato in Senato, sulla revisione del regime fiscale speciale, assolutamente sbilanciato a favore degli interessi privati, di cui gode in Italia l’industria dell’estrazione: è infatti lì che si colpiscono al cuore gli interessi”.
Con l’adesione alla manifestazione di Monopoli il WWF continua il suo impegno che già ha ottenuto un primo significativo successo il 27 luglio 2011 quando presso il TAR Lazio ha ottenuto, unitamente ad altre associazioni, l’impegno della società Petroceltic Italia a non svolgere nessuna attività di trivellazione alle Isole Tremiti fino al 22 marzo prossimo, data fissata per la prossima udienza nella quale il TAR deciderà definitivamente sul ricorso per l’annullamento del Decreto del Ministero dell’Ambiente con il quale si esprimeva giudizio positivo di compatibilità ambientale circa il programma di ricerca ai fini delle trivellazioni. Secondo Antonio de Feo, Presidente del WWF Puglia “La nostra Regione deve continuare a scommettere sulle energie alternative che rispettino il nostro territorio. Riteniamo che la produzione da fonti rinnovabili sia la strada giusta da perseguire e il WWF offrirà  il suo contributo”.
“L’imperativo del WWF è quello di difendere la biodiversità del Mare Nostrum”, ha aggiunto Mauro Sasso, consigliere regionale del WWF Puglia referente per la biodiversità. Nel solo Mar Adriatico meridionale le prospezioni geosismiche saranno effettuate per una lunghezza di 3.898 Km e in una superficie complessiva di 30.297 km2, il 23% di tutto il bacino. “Temiamo per le sorti dei grandi vertebrati come i delfini e i cetacei che potrebbero essere seriamente minacciati dal forte impatto inquinante dell’attività antropica, con danni sugli esseri viventi di carattere teratogeno, mutageno e cancerogeno. Bisogna quindi procedere nel rigoroso rispetto del principio comunitario di precauzione in tutte le fasi autorizzative – conclude Sasso – chiedendo innanzitutto che le amministrazioni preposte non avallino escamotage come la frammentazione artificiosa delle istanze che fanno parte di un unico progetto di ricerca, che dovrebbe essere sottoposto ad un’unica e coordinata valutazione degli impatti sull’ambiente”.