Cambiano i governi, ma il Mezzogiorno resta il bancomat del Nord. È il commento del presidente del Consiglio regionale della Puglia, Onofrio Introna, alle dichiarazioni, “diverse ma altrettanto preoccupanti”, di due ministri, Barca e Passera, sulle penalità a carico delle Regioni dell’Obiettivo Sviluppo.

Se la Puglia non spende il 40% dei Fondi europei entro maggio, una “multa” del 5% sui 1750 milioni di euro significherebbe 87 milioni sottratti ai soggetti attuatori (in gran parte Comuni) e destinati a non precisati piani o interventi per le aree dell’Obiettivo Coesione. “Non è cambiato niente: si fa cassa per il Nord con i soldi del Mezzogiorno, il Sud è sempre area di pascolo anche per il governo dei tecnocrati, come per quello di Berlusconi, di Bossi e della Lega”.
Sono le considerazioni del presidente nel suo intervento al convegno della Uil Pensionati e dell’associazione di tutela APA, a Bari, “La manovra economica tra previdenza e assistenza”. Introna ha sviluppato un’analisi del momento che muove da un paradosso, ha detto, “dobbiamo essere riconoscenti a chi ci ha salvati dal precipizio sul quale ci aveva portati il governo precedente, ci tocca essere grati a chi dimentica le ragioni del Mezzogiorno”.
Secondo il presidente del Consiglio regionale pugliese, “la responsabilità è del vuoto politico. Saltato il sistema dei partiti, la classe dirigente arretra, sostituita da un gruppo di tecnocrati, mentre l’opinione pubblica è sempre più smarrita. Dov’è la politica? Chi parla con i pescatori di Mola arrivati fino a Roma? Chi risponde alle richieste degli autotrasportatori, dei ‘Forconi’, scesi in piazza in Sicilia? Chi si fa carico di ascoltare la protesta e di incanalarla verso una composizione democratica?”.
Rispetto ai problemi dei pensionati, Introna ha parlato di “una penalizzazione continua dei lavoratori e delle famiglie: prima la stangata delle tasse e l’aumento delle imposte sulla casa, poi le liberalizzazioni ed ora l’attacco alle Regioni del Sud”.
Il sistema previdenziale viene messo in discussione, ma per il presidente è invece “assolutamente sostenibile”: pesa sul PIL appena per il 10-11%. Anche qui, la riforma Fornero sembra “Robin Hood al contrario: distrazione di fondi, uno scippo al mondo del lavoro per tappare buchi e falle di altri. Si toglie ai pensionati per le quote latte del Nord o per garantire i profitti di un ceto imprenditoriale assistito e incapace di innovazione e di rischiare in proprio”.
È necessario un salto di qualità, ha insistito il presidente Intona, “serve una classe politica responsabile, capace di scelte che prevengano i problemi. La priorità non è cancellare l’art 18, così si alimenta solo il ribellismo, figlio di condizioni sociali esasperate. È urgente invece che il disagio possa trovare interlocutori o da questa ondata di malessere non sarà facile risollevarsi”.

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