Sotto di un gol (grazioso regalino dei due centrali di difesa) dopo due minuti di gioco, sotto di due gol ( altro grazioso regalino ) al 23°, il Lecce ha rischiato di andare ancora sotto in un paio di circostanze, ma ha pure trovato lo spirito, la voglia e la capacità di risalire fino al due a due finale; è andata così :

In verità non si sentiva alcuna nostalgia per le incomprensioni difensive apparse, a Firenze, accantonate! Solo due minuti di gioco ed eccole comparire improvvisamente; sono due le maglie giallorosse a centroarea sulla palla, ma c’è anche Paloschi ed è lui ad uccellare i due spedendo la palla in rete e lasciando ai due giallorossi la disputa su chi dovesse intervenire e spazzare via. La partita è già in salita in aggiunta alla circostanza che, almeno per una diecina di minuti, il Lecce non sembra attrezzato per le salite impervie: un po’ impacciato, un po’ impreciso, un po’ confusionario, ma con molta buona volontà.
In simile situazione servirebbe una buona dose di quella calma che Cosmi continua a predicare dalla panchina, non certo la ossessiva ricerca della immediata soluzione; ovvio che al Chievo vada di gran lusso, non chiede di meglio! Se poi, al 23°, si regala palla sul limite dell’area a uno che si chiama Paloschi, diventa conseguenziale che il ragazzo superi Benassi e raddoppi per il Chievo.
Spetta a Ciccio Esposito il compito di riaprire la partita: è il 29° quando Olivera batte dalla bandierina; Esposito svetta più in alto di tutti, Sorrentino sbaglia il tempo dell’uscita di pugno, palla ovviamente nel sacco. Ad accusare il colpo è stavolta il Chievo che sbanda e subisce l’iniziativa dei salentini arrembanti; per Sorrentino il lavoro cresce, ma all’intervallo è 1-2.
Al rientro Obodo prende il posto di Ferrario, Oddo arretra,Cuadrado avanza da trequartista puro e comincia a far ammattire sul serio chiunque gli si pari davanti nel tentativo di arginarlo; il Chievo balla e traballa, oscilla rischiando ripetutamente il crollo; gli slalom di Muriel e le accelerazioni di Cuadrado mettono alla frusta l’intero reparto difensivo della squadra del pandoro: manca solo il gol, a questo punto assente . . . . ingiustificato. Di Carlo richiama in panchina Pellissier ( chi l’ha visto ?) sostituendolo con Cruzado, ma gli equilibri maturati in campo sembrano non risentirne: a menar la danza è sempre il Lecce; è sempre il Lecce ad arrivare per primo su ogni palla, è sempre il Lecce a non trovare, però, il guizzo decisivo nonostante il Chievo farfugli calcio parecchio approssimativo.
Piatti rileva Cuadrado, cala la soglia del dinamismo, il Chievo respira e tira la testa fuori dal sacco. Entra anche Pasquato, esce Grossmuller; come spesso accade, l’ultimo o il penultimo assalto è quello buono: la palla viaggia da sinistra verso il secondo palo dove Di Michele è fulmineo nello spedirla in fondo al sacco. Era proprio il penultimo assalto giacchè l’ultimo , al 95°, è del Chievo che reclama per un fallo da rigore di Olivera su Luciano. Resta il due a due!
Solo per dovere di cronaca si ha l’obbligo di riferire di una invereconda rissa subito dopo il triplice fischio: mischia colossale, spintoni, forse qualche schiaffone: Insomma, un fair play da . . . libro cuore !

 

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