Foto Antonio CastelluzzoLa costante contrazione dei consumi, la preoccupazione per il futuro delle famiglie italiane ed una avviata nuova fase recessiva, pesano negativamente sugli effetti della liberalizzazione del commercio.

Dato l’attuale contesto, la Uiltucs considera il provvedimento di liberalizzazione totale degli orari commerciali, incapace di determinare positivi effetti occupazionali. L’argomentazione portata a sostegno della liberalizzazione, che potrebbe aumentare i livelli e far calare i prezzi al consumo, è altresì opinabile.
I margini di guadagno della generalità delle imprese commerciali, con particolare riferimento al settore alimentare, sono nei fatti ormai inesistenti, anche in ragione dei livelli di concorrenza e delle ripetute campagne promozionali, atte a fidelizzare consumatori con un potere d’acquisto sempre più debole.
La competizione destinata ad aumentare tra grande distribuzione commerciale, piccolo commercio al dettaglio ed attività di vendita al limite del lecito, determinerà il mero spostamento dei consumi, senza il minimo aumento dei fatturati. I maggiori oneri, derivanti dall’ampliamento dell’utilizzo delle strutture, potrebbero così essere compensati con la diminuzione del costo del lavoro, determinando il paradosso dell’ulteriore impoverimento delle retribuzioni dei lavoratori del settore, e della contestuale accelerazione dell’espulsione della manodopera attualmente in cassa integrazione.
Anche volendo differenziare il giudizio in ragione delle diverse località, con specifico riferimento alle città d’arte a vocazione turistica, la Uiltucs rileva che sono destinati ad aumentare i disagi delle lavoratrici e dei lavoratori del settore. Se alla tendenza di generalizzare aperture domenicali e festive, si dovesse aggiungere anche l’ampliamento dell’orario di apertura giornaliero e settimanale, senza assicurare servizi essenziali come asili nido, tempo pieno nelle scuole e trasporti urbani, l’occupazione del settore (in prevalenza femminile) sarebbe ulteriormente penalizzata.
Una società che non è più in grado di festeggiare con il riposo alcuna ricorrenza laica e religiosa, è una società destinata a perdere i valori fondanti della democrazia. Liberalizzazione si, liberalizzazione no, sono i termini di uno scontro cieco che non guarda alla realtà dei problemi. Nell’attuale contesto è opportuna una liberalizzazione che determini una politica di “maggiore flessibilità intelligente degli orari”.

 

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