Foto Antonio CastelluzzoConsiglio monotematico e in contemporanea nazionale con le altre province italiane richiamato dall’ Unione Province Italiane, con la convocazione di sessioni aperte ai cittadini, alle forze economiche e sociali, alle associazioni del volontariato, dei consumatori e alla stampa locale, per portare all’attenzione dei territori la questione dell’abolizione delle Province

 

La battaglia sulla soppressione delle Province, portata avanti dall’Italia dei Valori, ha visto il suo epilogo il 28 dicembre scorso, quando il Parlamento ha approvato in via definitiva il decreto legge che nell’art 23 prevede uno svuotamento delle Province fino alla loro scomparsa. L’IdV è da sempre favorevole all’abolizione di questi enti. Si tratta di un’ipotesi partita dalla rivisitazione di un quadro istituzionale sia pur nella consapevolezza che l’abolizione delle Province non possa bastare a risanare le casse dello Stato.

Gli studi di settore dicono, infatti, che i costi relativi al mantenimento di questi apparati si aggirano intorno ai 122 milioni di euro, una cifra di per sé trascurabile. La questione quindi non è soltanto economica, ma ruota intorno ad un segnale forte di cambiamento, di rivisitazione di tutto l’apparato istituzionale presente sul territorio che deve essere compiuta passo dopo passo. L’abolizione delle Province, sarebbe un punto di partenza per una vera riforma di tutti gli enti territoriali che miri davvero alla sburocratizzazione del rapporto tra cittadino e istituzione e al progressivo avvicinamento di questi due soggetti. La proposta dell’IdV è stata sottoscritta da oltre 400mila persone. Si è trattato forse, insieme al referendum, di uno dei più alti momenti di democrazia del nostro Paese, che ha visto i cittadini, e non solo i loro rappresentanti, chiedere a gran voce la discussione ed eventualmente, l’approvazione di una legge.

Con la proposta di iniziativa popolare, la richiesta è di trasferire le funzioni, che oggi spettano alle Province, in parte ai Comuni e in parte alle Regioni, essendo le prime gli enti che gestiscono meno deleghe e che, di conseguenza, risultano essere meno indispensabili. Nell’ ipotesi elaborata dal Governo Monti,tuttavia, si immagina un risparmio sui costi degli amministratori ma, al tempo stesso, lascia spazio alla creazione di altri “carrozzoni” che diventerebbero presto notevoli fonti di spesa. In pratica, secondo la proposta Monti, le amministrazioni provinciali scomparirebbero come organismi elettivi a suffragio popolare, i consigli sarebbero composti da 10 rappresentanti, contro i 12-18 di adesso, eletti dagli amministratori locali con compiti di coordinamento, mentre verrebbero abolite completamente le giunte. tutto a favore di “aree vaste” o “città metropolitane” o “supercomuni” o “miniregioni”. E’ toccato ai capigruppo Biagio Ciardo (Pdl), Cosimo Durante (Pd),  Gianfranco Coppola (Idv), Aurelio Gianfreda (Lista Pellegrino), avvalorare l’operato dell’ente in favore del territorio e del supporto determinante per i comuni. Per  Durante una decisione inconcepibile, che non riconosce il ruolo dell’ente negli ultimi anni sempre più centrale. “Saremo accanto all’esecutivo come minoranza, appoggeremo ogni iniziativa che verra intrapresa per evitare questo clamoroso errore, che non produce nessun risparmio ma spiazza la territorialità a fronte di una realtà sempre più globalizzata che penalizza il locale”.

Della stessa linea Ciardo: “Ciardo: siamo di fronte ad un tentativo di smagliare la rete degli enti locali per reimpostarla, non si sa né come né quando. Sono deciso a dichiarare questi passaggi come un grande errore e un vulnus alla democrazia. Non difendiamo le nostre posizioni, la cosiddetta casta della Provincia, ma ci rendiamo conto che senza questo Ente la maglia delle istituzioni non puó operare bene come ha fatto finora. La Provincia è il baluardo dei servizi e rappresenta il principio di identità culturale del territorio

“Le Province non vanno abolite per tre ordini di motivi – ha dichiarato il presidente Gabellone –  prima di tutto, perché siamo convinti che il percorso intrapreso, anche a livello legislativo, non possa essere perseguito, poiché una modifica può avvenire solo attraverso una riforma costituzionale. Poi perché crediamo che per il nostro territorio, un ente di raccordo, di programmazione, di impulso sia indispensabile. Infine, perché vengono meno le motivazioni del presunto risparmio finanziario, come dimostrato dagli studi dell’Unione Province d’Italia, che mostrano come, attraverso la soppressione di organismi intermedi e la concentrazione di quelle funzioni, si possano invece garantire risparmi più cospicui”.

L’ordine del giorno elaborato dall’Upi che si oppone all’abolizione delle province, riconoscendone l’incostituzionalità, è stato votato con 22 voti favorevoli e 1 contrario. A tal proposito si è fatto appello alla consigliera dimissionaria Loredana Capone, vicepresidente regionale, affinchè “spinga” per l’adesione della regione Puglia con altre regioni, alla richiesta presso la Corte costituzionale di annullamento del provvedimento. Impegno sposato dalla Capone che ha rinunciato, dopo la vittoria delle primarie per la corsa alle amministrative, al suo incarico di consigliere provinciale. Al suo posto succederà Salvatore Piconese sindaco di Uggiano la Chiesa.

 

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