Il 22 gennaio si è conclusa la mostra dedicata a Domenico Pertica, giornalista, poeta e pittore italiano del Novecento. L’iniziativa, promossa dal Comitato Romano Incremento Attività Cittadine e dalla società Comunicare Organizzando, è nata con l’intenzione di ricordare l’artista romano, scomparso

nel 2000, il quale attraverso la sua attività professionale ci ha fornito una straordinaria testimonianza della trasformazione in atto nella società italiana del secolo passato.
Un’ampia rassegna stampa, che va dai primi articoli su Momento Sera agli ultimi scritti per La Repubblica, apre il percorso della mostra che si snoda attraverso le multiformi espressioni dell’estro creativo di Pertica. Una macchina da scrivere impolverata cattura lo sguardo dei visitatori, accanto alle penne e al tagliacarte dell’autore compare l’ultimo, emblematico articolo destinato alla pubblicazione: “C’era una volta l’osteria. Alla ricerca della Roma perduta” in cui Pertica ritorna con nostalgia ai vecchi ricordi sulla Roma di una volta, quella che, citando Stendhal, ha più osterie che chiese, la Roma delle partite a tressette sui tavoli di piazza Navona, la città delle forti risa e del vino buono, la capitale “perduta” che Pertica ha vissuto da ragazzo e per cui ha lottato da giornalista, la città delle relazioni spontanee le quali hanno lasciato posto all’odierno “vippismo”. Con la strabiliante acutezza dell’artista, Momo, così lo chiamavano gli amici, ha saputo raccontare la vita degli emarginati, le storie dei quartieri di periferia, la lotta civile per la salvaguardia dei luoghi storici e la costruzione delle “case di ricotta” innalzate per soddisfare i portafogli dei costruttori, anziché i bisogni dei cittadini. Gli articoli di Pertica documentano i momenti salienti della vita romana, come la lotta per ricollocare la statua di Marco Aurelio al Campidoglio, le battaglie quotidiane di alcune minoranze cittadine e le emozioni suscitate da grandi eventi pubblici, quali ad esempio l’illuminazione dell’Altare della Patria ad opera di Marconi, momenti che sbiadiscono nell’incessante correre della storia diventando memoria. La mostra ospitata nel complesso del Vittoriano ha avuto il merito di far emergere un lato della sua personalità che va oltre l’impegno civile del giornalista: una creatività multiforme che lo ha visto poeta, pittore, scrittore di alcuni libri su Roma nonché attore in film come Amarcord, Ginger e Fred e E la nave va… di Federico Fellini del quale era grande amico.
L’ultima sala dedicata a questo eclettico personaggio del passato trasporta lo spettatore in una dimensione quasi surreale restituendo immagini che sembrano tratte da una dimensione onirica in cui, accanto ad una serie di tempere astratte dedicate ai segni dello zodiaco, spiccano i colorati dipinti delle «Pouponnes»: ritratti ispirati alle dame francesi di fine Ottocento, traboccanti di ironia e vivacità, uno spirito che traspare anche dalle fotografie e dagli oggetti relativi al Premio Simpatia, tuttora esistente, ideato nel 1971 dallo stesso Pertica con la collaborazione degli amici Aldo Palazzeschi e Vittorio de Sica. Ad undici anni dalla sua scomparsa ricordiamo un uomo dall’enorme valore professionale ed artistico e scopriamo, a chiusura della mostra, un volto estremamente carismatico immortalato in uno scatto dell’ultimo periodo della sua vita: il volto di un uomo che come ricorda la figlia Laura “non si è mai abbandonato all’ozio e alla passività della mente”.

Crovella Maria Maddalena

 

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