Foto Antonio Castelluzzo”Con Sarah avevo un buon rapporto. La mia impressione è che sentisse la lontananza di padre e fratello, che erano lontano per lavoro, e mi vedesse forse come figura paterna. Spesso voleva essere abbracciata, e la abbracciavo.

Una delle ultime volte che mi abbracciò mi disse ‘Ti voglio bene’ e io le dissi ‘Anch’io ti voglio bene”’. Lo ha detto il teste Ivano Russo che sta deponendo dinanzi alla Corte di assise di Taranto nella terza udienza del processo per l’omicidio della quindicenne di Avetrana Sarah Scazzi, avvenuto il 26 agosto 2010.
”Ho conosciuto Sabrina e Sarah – ha proseguito Ivano – nel dicembre 2009. Con Sabrina inizialmente ho instaurato un rapporto di amicizia, Sarah era più piccola e con lei ci voleva particolare attenzione perche’ la nostra comitiva era di adulti”.
”Con Sabrina si instaurò mano a mano un rapporto confidenziale. Ad un certo punto pero’ vidi da parte sua atteggiamenti ambigui, complimenti che andavano oltre. Le ho chiesto se per lei era ancora amicizia o qualcos’altro, e lei mi disse che era amicizia. Ma pochi giorni prima che Sarah morisse ho deciso di troncare il rapporto perche’ non mi convinceva, e mi sono allontanato anche per non farla soffrire”.

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