Foto Andrea StellaIl primo cittadino torna a dire la sua sull’emergenza sanitaria in Puglia e nel Salento e invita Loredana Capone a recarsi nell’ospedale leccese: “La sanità é al tracollo perché la politica regionale é fatta di interventi col contagocce – è quello che ci ha dimostrato il governo Vendola – e non intende minimamente

dotarsi di una programmazione ragionata.
Lo abbiamo visto nella vicenda degli autisti dell’oncologico di Lecce per i quali, proroga dopo proroga, non é ancora chiaro cosa accadrà dopo il 31 gennaio prossimo, data di scadenza del contratto. Al momento ci sono solo ipotesi, ma nessuna certezza. Il pensiero va anche ai genitori dei bimbi ricoverati nel reparto di Oncoematologia pediatrica, costretti a pagare di tasca propria i medici. Ultima, solo in ordine di tempo, la situazione allarmante nel reparto di Ortopedia, senza infermieri e nel caos più totale. Anche il 118 é in emergenza. Lo ha confermato lo stesso direttore Maurizio Scardia: non ci sono medici e infermieri e, quel che è peggio, è impossibile intervenire a causa del blocco delle assunzioni voluto dalla Regione Puglia che – per di più – ha anche siglato il Patto di Stabilità per contenere il personale.
Da sindaco di questa città, mi chiedo: é così che Vendola e il suo governo intendono risollevare le sorti della sanità? Sarebbe questo il modello di governo fallimentare che il centrosinistra vorrebbe trasferire a Lecce?
Incontrerò gli operatori sanitari, i medici e gli infermieri, il personale del 118, e invito la vicepresidente Capone a fare altrettanto, insieme a me, se é vero – come dice – di avere a cuore i problemi dei cittadini.
Questo é un problema di Lecce, del Salento e della Puglia. Mi aspetto, perciò, che non manchi all’appuntamento di martedì 10 gennaio alle ore 10. È troppo comodo pubblicizzare solo i viaggi che le fanno comodo, come quello che ha fatto per raggiungere Bari in treno, dove – per sua precisa volontà – occupa ancora il posto di vicepresidente della Regione Puglia.”

Capone replica al sindaco Perrone: “Paolo Perrone oggi si è comportato in modo scorretto: ha provato a imporci un appuntamento in una data e in un orario da lui fissato e senza prima consultarci privatamente. Se avesse davvero voluto coinvolgere la Regione in azioni congiunte per migliorare la vita dei cittadini, avrebbe potuto telefonare all’assessore alla sanità Fiore, come un sindaco può fare in un contesto istituzionale votato al dialogo e all’interesse comune. Evidentemente i suoi scopi sono altri, non è fare visita ai malati dell’ospedale di Lecce ma provare a fare polemiche fine a se stesse. 
Il 10 gennaio ho due impegni istituzionali già presi e che non posso rinviare: una conferenza interregionale sul commercio e sul piano delle liberalizzazioni del Governo Monti e la Giunta Regionale: sono due appuntamenti che, in entrambi i casi, hanno riflessi sulla vita dei leccesi e in cui si prendono decisioni operative.
Voglio ricordare che dal Fazzi non sono mai mancata, che ci sono stata da ultimo il 16 dicembre per risolvere i problemi dei lavoratori dell’oncologico (Perrone dov’era allora?) e che ritornerò quanto prima senza squilli di trombe: non c’è bisogno di far sapere a tutti quando si va a trovare i malati o quando si va ad ascoltare i cittadini.
Perrone, avendo terminato gli argomenti di discussione sulla città (anzi, cercando di distrarre l’opinione pubblica dai ritardi, gli scandali e la maretta interna al centrodestra), prova a coinvolgermi in una discussione che non mi riguarda in prima persona. Non sono, infatti, assessore alla sanità della Regione Puglia. Ma ricordo bene i tagli di Fitto, i bond con le banche americane, di cui la Regione Puglia, e i cittadini tutti, pagano ancora gli interessi di Palese. Perrone potrebbe portare loro al Fazzi, visto che hanno assai più responsabilità della sottoscritta nelle dinamiche della sanità pugliese di questi anni.
L’accanimento con cui il sindaco di Lecce si dedica a me è oramai evidente: mi manda un comunicato stampa al giorno, su qualsiasi argomento. Se dedicasse tutto questo tempo e queste energie ai leccesi, la città andrebbe meglio. Inizio a credere che lui abbia intuito che sono l’avversario più difficile da battere alle Amministrative e sta provando a fare di tutto per non farmi vincere. Questa è un’ulteriore prova dell’importanza delle Primarie del 22 gennaio per il futuro della città di Lecce.
Una parola sui viaggi istituzionali della Regione: lo facciamo per lavoro, spesso a spese nostre, e senza mai confondere il nostro profilo pubblico con quello privato, come ci ha insegnato Monti con il comunicato stampa di ieri in risposta a Calderoli (che il Pdl di Perrone ha contribuito a portare in Parlamento in questi anni).
Chissà perché Perrone non si indignava così tanto quando Berlusconi faceva viaggiare i propri ospiti delle sue cene ‘eleganti’ e private con i voli di Stato o con le auto di scorta della polizia. Chissà perché Perrone non parla del fatto che i tagli che hanno subito gli enti locali (compreso il Comune di Lecce) sono responsabilità del governo nazionale di centrodestra. Chissà perché non ricorda che la tanto vituperata Regione ha salvato Lecce dal fallimento a cui lo stesso Perrone la stava conducendo.
Per chiudere: sono vicepresidente della Regione fino a quando i cittadini lo vorranno. Se i cittadini mi vorranno sindaco, Perrone sarà felice di assistere alle mie dimissioni che avverranno lo stesso giorno della sua uscita da Palazzo Carafa.”

Il sindaco di Lecce, Paolo Perrone, commenta così la mancata partecipazione di Loredana Capone all’appuntamento del 10 gennaio all’ospedale Vito Fazzi di Lecce: “Loredana Capone non può accettare il mio invito perché ha “due impegni istituzionali già presi e che non può rinviare: una conferenza interregionale sul commercio e le liberalizzazioni del Governo Monti e la giunta regionale. Due appuntamenti – a suo dire – che hanno in entrambi i casi riflessi sulla vita dei leccesi”. Lecce non ha bisogno di “riflessi”. Ce l’aspettavamo.”

 

Loredana Capone a Paolo Perrone: “Paolo Perrone non mi ha invitato; ha provato a impormi una data, un orario, un luogo e anche un argomento. Se mi avesse voluto invitare mi avrebbe telefonato e avremmo concordato insieme l’appuntamento. Se pensa che basti alzare la voce per mettere da parte l’educazione e anche la cortesia istituzionale, gli rispondo: non sono una donna a sua disposizione.

Così come è stato posto si chiama ricatto, non invito.

E infatti è seguito l’ennesimo comunicato di risposta (oggi siamo a due, visto che su Facebook si è preso la briga di contestare il numero di comunicati che mi ha dedicato negli ultimi giorni) che si aggrappa a una singola frase di un ragionamento assai più articolato per provare a distrarre l’opinione pubblica.

Lecce deciderà se mi vuole sindaco o vicepresidente. Questo non mi impedisce di lavorare per la città.

La liberalizzazione del commercio, ad esempio è un tema che riguarda la vita della città, il suo tessuto imprenditoriale, la ricchezza della comunità. Io sono in prima linea per conciliare gli interessi dei commercianti, i diritti dei cittadini e quelli di chi investe nella nostra città. C’è molta più cura di Lecce in questo che nella polemica che Perrone ha scatenato oggi.

I miei riflessi, spesso, sono stati assai più utili ai leccesi dei suoi ritardi.”

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