Si è svolta venerdì 27 gennaio presso i Cantieri Teatrali Coreja di Lecce, la presentazione del libro “Piccoli Profughi” – narrazioni di esclusioni ed accoglienze, volume che inaugura peraltro l’apertura dei lavori della neonata casa editrice “Oistros”, una ennesima tappa del lungo cammino

intrapreso dall’omonima associazione culturale oltre quarant’anni fa con lo scopo di promuovere, tutelare e valorizzare lo spettacolo teatrale, cinematografico e televisivo, anche in rapporto ad altre forme d’arte come danza, musica, letteratura, arti figurative, fotografia ed i nuovi linguaggi multimediali ed interattivi. Sperimentando processi di scambio e contaminazione fra tradizione ed innovazione, locale e globale, reale e virtuale, individuale e comunitario, OISTROS EDIZIONI si avvale della professionalità di Antonio Rollo (artista del computer), Martin Petrič (disegnatore e tipogrago sloveno) e Alessandro Santoro (regista teatrale) ed è proprio quest’ultimo l’autore di “Piccoli Profughi” – narrazioni di esclusioni ed accoglienze – libro che parla di immigrazione di integrazione e di amicizia vera, ma anche di usi, costumi, tradizioni.
Prima di diventare libro, “Piccoli profughi” è stata una pièce teatrale dal titolo “Kepuce” (che in albanese significa “scarpe”) e successivamente un docu-film, girato in terra salentina e albanese da Mario Balsamo in coproduzione con Oistros, su musiche del maestro Francesco Libetta. E’ stato peraltro presentato al Festival di Locarno nel 2009 con il titolo “Sognavo le nuvole colorate”.
Scritto in forma di dialogo fra Alessandro Santoro e Edison Duraj (profugo albanese oggi ventiduenne, approdato sulle coste salentine all’età di 10 anni), “Piccoli profughi” ha una lettura fluida e piacevole grazie all’immediatezza di un linguaggio semplice e diretto. Pagine di vita si aprono come finestre, sui due protagonisti del dialogo: il salentino Alessandro e l’albanese Edison. Storie di famiglia e personaggi nostrani e storie amare fatte di povertà, “carrette del mare”, “viaggi della speranza” e “centri di accoglienza” si intrecciano svelando due culture vicine e separate solo da una sottile lingua di mare, il canale d’Otranto. Mai sfocate, mai irreali sono le immagini mentali che il lettore si configura attraverso la lettura del libro, un libro che merita d’esser letto tutto d’un fiato. “Piccoli Profughi”, che parla di sentimenti sinceri e profondi ma soprattutto universali, è un libro che invita a leggere “fra le righe”, che invita a riflettere su sé stessi e sull’umanità tutta.
PATRIZIA BALDASSARRE

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