Foto Antonio CastelluzzoLa Cgil parla di una vera e propria “strategia aziendale”, che Poste Italiane avrebbe messo in piedi per mortificare l’intera provincia di Lecce. Di più, parla di una “colpevole gestione di un’azienda che guarda più al risparmio dei costi che al servizio pubblico”. Non ci sono, infatti, solo i disservizi di Calimera.

“Che fine ha fatto l’accordo di programma con il Ministero dello Sviluppo?”. A chiederselo è Antonio Labriola, Segretario di categoria del sindacato. Disegna uno scenario a tinte grige, Labriola, troppa posta in giacenza e mai recapitata. La causa? Troppo pochi postini, ridotti a causa di pensionamenti, malattie, infortuni, maternità. La conseguenza? Cittadini esasperati che si recano direttamente agli uffici postali e portalettere, quelli rimasti, oberati di lavoro.

“A questo si aggiunga una scellerata gestione della programmazione delle ferie effettuata senza prevedere adeguate e sistematiche sostituzioni- rincara la dose la Cgil-. Basti ricordare quello che è successo durante il “ponte dell’Immacolata”, quando l’Azienda Poste ha messo in ferie centinaia di postini per raggiungere il budget del monte ferie”.

E poi c’è lo scandalo della posta inviata al macero. E quello, non da meno, di un Responsabile del recapito in ferie sino all’8 gennaio.

Anello debole sarebbero, allora, i lavoratori, quelli che con i cittadini ci hanno a che fare tutti i giorni. Direttori di uffici, sportellisti, postini. Da qui la richiesta di intervenire urgentemente, con tanto di appello al Prefetto di Lecce, alle istituzioni, alle parti politiche, perché vadano a bussare alla porta dell’Azienda Poste e del Governo.

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