Gli speleosub del soccorso CnsasSono stati protagonisti attivi dei soccorsi alla nave Concordia affondata nei pressi dell’isola del Giglio ma sono leccesi e fanno parte del corpo nazionale di soccorso alpino, stazione di Lecce, specializzati ad intervenire in operazioni difficili per le ricerche di sopravvissuti e recupero corpi

 

Andrea Costantini, Antonio Alba e Antonio Pagliara sono stati premiati questa mattina dal presidente provinciale Antonio Gabellone, con una targa, simbolo della vicinanza dell’intero Salento, per l’impegno e la professionalità con cui hanno condotto le operazioni di soccorso ai passeggeri della Concordia, dopo il tragico naufragio della nave. I tre soccorritori, due speleosub e uno speleologo terrestre, tutti componenti del corpo nazionale di soccorso alpino e speleologico, hanno raccontato l’esperienza vissuta nelle acque dell’isola del Giglio e a contatto con le altre unità di soccorso nazionale. Un’esperienza tragica e straordinaria allo stesso tempo, per lo strazio dei parenti delle vittime di una tragedia assurda, al limite della credibilità e per la solidarietà dimostrata dai gruppi di soccorso e dagli abitanti stessi dell’isola che si sono prodigati a prestare il loro aiuto con ogni mezzo.

“L’Italia può contare su mezzi e forze di soccorso straordinarie – ha commentato Antonio Alba – e sulla solidarietà umana, noi per una settimana abbiamo mangiato tutto ciò che gli abitanti dell’isola hanno preparato in maniera spontanea e volontaria, con una cura e una passione tipicamente italiane”. Hanno raccontato della paura durante le immersioni, componente essenziale di chi opera in queste situazioni, della novità di trovarsi tra i cunicoli di un relitto per loro che solitamente operano all’interno di grotte e anfratti marini, della delusione per aver trovato solo corpi, i primi cinque, nonostante il loro intervento sia stato tempestivo, quando le speranze di trovare superstiti era ancora molto alta. Sono partiti da Lecce con un furgone adibito a camper e con l’attrezzatura necessaria alle loro immersioni, consci delle difficoltà che avrebbero trovato nel penetrare ambienti ostili, con scarsa visibilità, senza vie di fuga se non ripercorrere a ritroso e con estrema lucidità l’ingresso. Situazioni difficili e pericolose, coordinate dallo speleologo terrestre di supporto al subacqueo e alle linee guida dettate dalla preparazione dell’attività di volontariato che svolgono.

Per tutti e tre rimane lo sgomento e l’incredulità alla vista della nave di una simile portata, di recente costruzione, allestita con ambientazioni lussuose, perfettamente funzionante, piegata su se stessa, inerme, come un animale ferito in agonia. “Abbiamo affrontato queste immersioni con lo spirito di sempre, sgombri da altri pensieri e concentrati, cercando di immaginare quello che potevamo trovare per non essere sorpresi, farsi prendere dall’emozione significa compromettere l’operazione.  Il riconoscimento della provincia è stato dettato, non per l’esaltazione del caso di fronte ad una tragedia, ma per ringraziare le professionalità salentine che si spendono nel bene comune, ha dichiarato il presidente Gabellone, in un momento di coraggio, altruismo e solidarietà di cui il Salento è ricco.

Gli specialisti del Cnsas sono stati attivati dal Dipartimento della Protezione Civile, su richiesta della prefettura di Grosseto per la specifica capacità di questi tecnici speleosubacquei di operare in immersione in ambienti confinati e con scarsa visibilità. A coordinare le operazioni degli speleosub il Presidente nazionale del Cnsas Pier Giorgio Baldracco e il Responsabile nazionale del Soccorso speleologico Corrado Camerini

 

 

 

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