E’ stato presentato questa mattina presso il Cineporto di Lecce la summa in tre atti del lavoro portato avanti dal 2005 da Marcello Fersini, Roberto Inciocchi (noto volto del tg di Sky) e Luis Padilla “Sente la voce mia, la riconosce”, approfondimento in forma di documentario sulla musica popolare salentina.

Prodotta da SEDI 2003 srl, realizzato da “Allegra”, la raccolta, che ha avuto il Patrocinio dell’Assessore al Mediterraneo Cultura e Turismo della Regione Puglia, dell’Apulia Film Commission e della Provincia di Lecce, racconta la musica popolare salentina leggendola come patrimonio immateriale fondamentale per la cultura del territorio. Cultura che valica i confini, che somiglia alla pizzica ma somiglia soprattutto alle nenie e ai canti di lavoro echeggiati nei campi.
Presente alla conferenza stampa anche Gigi De Luca per l’Apulia Film Commission, che ha tenuto a sottolineare quanta influenza e quanto permanere ci sia della tradizione nelle nuove produzioni, fatto del tutto eccezionale, letto alla perfezione dai dvd. L’universo musicale della nostra tradizione musicale non si esaurisce nella pizzica ma si allarga tanto da toccare lembi mediterranei, e riguarda chi condivide gli stessi messaggi e lo stesso fermento. L’evoluzione dell’approfondimento sociologico e culturale si nota anche nell’attenzione posta nel primo dvd a scorci suggestivi di paesaggio, assenti nei due lavori successivi che puntano solo sui protagonisti e sulle voci senza cedere a digressioni.
Altra caratteristica dal sapore verista è l’assenza totale di voce fuori campo, la narrazione è affidata ai musicisti.
Il primo dvd, dal titolo “Cu li trapassa l’anima e lu core” (2005, durata min. 50) che ha avuto il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Comitato Nazionale Minoranze Etnico-Linguistiche in Italia e l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, è un viaggio alla scoperta delle musiche tradizionali del Salento, quelle “romanze” e quelle “grecaniche”. Attraverso le esperienze dei personaggi più noti della riscoperta e quelli più anziani, portatori della tradizione, si cerca di fare un quadro attorno alla rinascita della tradizione popolare salentina. Si parla di ricerche sul campo degli anni ’70 e ’80, di costruzione dei tamburelli, della loro ancestralità, di senso di appartenenza e attraversamenti culturali, di tradizione e di innovazione. Musica e canti dal vivo, in dialetto salentino e in griko. (con la partecipazione di Gigi Chiriatti, Cinzia Marzo, Claudio Miggiano, Biagio Panico, Donatello Pisanello, Lamberto Probo, Pino Zimba e con Danilo Andrioli, Rachele Andrioli, Paride Argirò, Cosimo Chiariatti, Sergio Fracasso, Angelo Litti, Francesca Mariano, MariaLuce Trovè).
“Ci no lla vidi la senti cantare”, è il secondo dei lavori (2009, durata min. 40), un lavoro “intimista”, realizzato per la voglia di capire se la musica salentina fosse “donna”. Un lavoro, quindi, rivolto alle interpreti femminili della musica tradizionale e dell’innovazione salentina. E’ una ricerca sulle differenze nel modo di cantare (legate al modus vivendi) fra le anziane donne della tradizione e le nuove interpreti. Una consapevolezza di ciò che questa musica rappresentò per le generazioni passate e la necessità di “modernizzarla” per le generazioni future, anche contaminandola, ma sempre cercando di mantenerla “identitaria”. (con Rachele Andrioli, Francesca Chiriatti, Assunta Lucia De Pascalis, Carla Maniglio, Cinzia Marzo, Maria Mazzotta, Luce Musio, Margherita Musio, Anna Cinzia Villani).
Conclude la raccolta “Ca quannu canta tremula la voce”. (2011, durata min. 45): questa volta l’interesse si sposta dalle voci femminili alle voci maschili, dato che alla domanda se questa musica sia “femmina” non sono state trovate risposte. Viene chiesto così agli uomini se, al contrario, questa musica, questo ritmo, sia “maschio”. Un dialogo con storici ricercatori sul campo, come Roberto Licci nell’ambito della tradizione grecanico-salentina, per poi passare a giovani innovatori come Claudio “Cavallo” ed i suoi esperimenti “tecno-dub”, o Antonio Castrignanò, autore della colonna sonora di “Nuovomondo” di Crialese. Viene compresa l’importanza delle contaminazioni con le musiche ed i ritmi di altri popoli, soprattutto mediterranei, e l’importanza che un festival come La Notte della Taranta.
Ci si chiede come si può e se si riesce a lavorare e a “campare” di musica tradizionale, cercando di capire cosa e come si attinge dal passato, come si interpreta o reinterpreta nel presente e come e dove andrà a finire tutto questo. Interpretazioni commoventi che resteranno nella storia di questo popolo.

(con Antonio Castrignanò, Claudio “Cavallo” Giagnotti, Cosimo Giagnotti, Vito Giannone, Emanuele Licci, Roberto Licci, Gianluca Longo, Dario Muci, Giancarlo Paglialunga).
Se nel primo lavoro la lettura è trasversale, il documentario che racconta le donne è intimista, delicato e malinconico, l’ultimo dedicato agli uomini cede alla veemenza polemica e rivela un carattere scabrosamente essenziale.

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