I tre candidati alle primarie del centrosinistra, che si terranno il 22 gennaio all’hotel Tiziano di Lecce,  si presentano puntuali in studio, per un confronto all’insegna del fair play. Baci, abbracci e convergenze nella visione della Lecce desiderata dal centrosinistra.

 

Nella prima parte dell’intervista, durata circa un’ora, si parla di programmi per Lecce; clima più teso nella seconda parte, quando si parla di alleanze e strategie politiche. Verso la fine esplode la polemica: Loredana Capone esibisce un volantino del Sel che ritiene un attacco alla sua persona, una forma di autolesionismo del centrosinistra e una rottura del clima politicamente corretto.

Voglio cominciare parlando del filobus, un argomento che in questi anni ha ‘ingombrato’ le pagine dei quotidiani locali. Carlo Salvemini aveva dichiarato che non sarebbe mai partito: ora è partita una linea, le altre due in primavera, secondo Peyla. E’ un punto a favore di Perrone o sarà l’inizio della fine, a causa dei costi insopportabili per le casse comunali?

Salvemini: Credo che la partenza fosse un atto dovuto, ma dire che è partito mi sembra eccessivo. Non si possono ingannare i leccesi: abbiamo finanziato un opera che prevedeva tre linee e dodici mezzi, ora c’è solo una linea attiva. Quattro mezzi sono fermi in manutenzione e altri quattro sono ancora in Olanda. La linea del filobus va a coprire la linea 27, che era già in funzione. E’ una notizia attesa da tempo, ma non siamo di fronte a una infrastruttura completa: per i costi e per l’entrata in funzione completa dovremo attendere ancora molto tempo.

Peyla, presidente Sgm, dice che non costerà più di  350 mila euro l’anno.

Salvemini: Lo vedremo. Intanto passano i giorni e verifichiamo che ci sono tanti problemi: ad esempio, il difficile accesso per i disabili.

Cosa ne pensa, invece, Loredana Capone?

Capone: Già la scelta di fare un progetto di quel tipo è una sconfitta per il Comune di Lecce. Si poteva fare diversamente, se si voleva una struttura ecocompatibile. Oggi è impossibile smontarlo: chi restituisce 23 milioni di euro all’Unione europea? Era necessario farlo partire, ma non dovevano farlo partire così. Bisogna principalmente mettere in piedi un piano della mobilità pubblica e dei trasporti che permetta di creare un collegamento con i comuni dell’hinterland e che colleghi le periferie: oggi, invece, si sostituiscono solo linee già esistenti. Inoltre, fanno partire un filobus che non è dotato delle attrezzature necessarie a far salire i disabili.
Credo che il mantenimento del filobus costi di più di 350 mila euro all’anno. Il Comune ha il brutto vizio di non documentare mai le spese previste: bisognerebbe fare un ‘business plain’.

Sabrina Sansonetti ha degli ulteriori suggerimenti?

Sansonetti: Partendo dal fatto che il filobus non doveva proprio essere fatto, dobbiamo dire che già cinque anni fa si era data la parvenza che il filobus stesse partendo: ricordo a tutti  l’inaugurazione con Perrone e la Poli. Detto questo, voglio evidenziare il fatto che questo è un mezzo inadatto per la città di Lecce: sarà necessario rivedere anche la possibilità di utilizzare altri mezzi e di utilizzare il filobus strutturando un piano integrato. Una cosa è certa: non arrivano le informazioni ai cittadini. Sul sito della Sgm non ci sono le informazioni sugli orari e sui percorsi: bisogna rifare tutto anche dal punto di vista della comunicazione. Inoltre, il mezzo dev’essere modificato per permettere ai disabili un facile accesso. Tutto dev’essere riscritto: il piano di mobilità e di sostenibilità ambientale. Non credo che il costo annuale del filobus sua di 350 mila euro: si parla anche di un milione all’anno.

Come immaginate Lecce dal punto di vista della mobilità?

Foto Antonio CastelluzzoSalvemini: Il potenziamento del servizio di trasporto pubblico locale è uno degli obbiettivi di tutto il centrosinistra: dobbiamo limitare sempre di più l’utilizzo dell’auto privata. Tre obiettivi: qualificazione dell’offerta del servizio di trasporto pubblico locale, piano della mobilità ciclistica e piano della mobilità pedonale. Dobbiamo progressivamente allargare le zone a traffico limitato.

Dove le allargherete?

La previsione è quella di una direttrice che, partendo da Porta Rudiae, prosegue lungo tutto Corso Vittorio Emanuele, Piazza Sant’Oronzo, Via Trinchese, fino in Piazza Mazzini. Tutta questa zona dovrebbe essere chiusa al traffico solo dopo aver offerto le alternative: devono essere attivati tutti quei parcheggi individuati e mai utilizzati. Bisogna ripartire da zero: scontiamo un quindicennio di stasi.

Loredana Capone che tipo di città vorrebbe dal punto di vista della mobilità?

Bisogna prima capire con quale tipo di risorse vogliamo trasformare Lecce, perché questa è una città sull’orlo del dissesto. Oggi bisogna rivolgersi all’Europa, che è l’unico soggetto che finanzia le città, anche attraverso le Regioni, con programmi specifici, e pensare all’idea delle “smart city”, ovvero le città intelligenti, programmi e investimenti che agevolano la mobilità sostenibile: macchine elettriche, parcheggi d’interscambio, piste ciclabili, autobus elettrici e a metano e altro. Dobbiamo lavorare su una visone strategica che promuove l’occupazione e migliora la città e i cittadini. Questa amministrazione non ha neppure aperto il problema di una visione strategica. Mancano tante cose: in altre città gli abbonati ricevono sul telefonino l’sms dei ritardi del bus. Siamo ancora troppo indietro, con periferie e marine scollegate dalla città. Per Piazza mazzini siamo favorevoli all’estensione dell’area pedonale, ma prima bisogna fare i parcheggi.

Sabrina Sansonetti cosa propone in merito?

Innanzitutto bisogna avere una visione globale, d’insieme che possa fare la differenza. Dobbiamo migliorare la qualità della vita: Lecce continua a perdere quota. Possiamo lavorare su più assi: intercettare le risorse per i servizi, tagliare gli sprechi e attivare la cultura del senso civico. Un altro elemento indispensabile è l’innovazione: bisogna investire, dal punto di vista dei servizi al cittadino, utilizzando le nuove tecnologie digitali. Oggi manca tutto, anche i parchi: ci vuole una visione strategica. Lecce ha bisogno di un piano, condiviso dalla cittadinanza, che possa garantire una città più vivibile. Prima di parlare di chiusura di Piazza Mazzini, bisogna costruire un piano condiviso.

Cosa pensa di poter realizzare Carlo Salvemini per rendere Lecce più a misura di donna? Ci sono le strutture, gli asili per venire incontro alle mamme lavoratrici? C’è spazio per le donne in politica?

Innanzitutto vorremmo che le donne acquisissero maggiore protagonismo nella città. Nell’amministrazione Perrone c’è solo una donna in giunta: noi, invece, garantiremo l’equilibrio di genere. Nel centrosinistra, come potete vedere, abbiamo due candidate donne alle primarie. Lecce, però sconta un notevole ritardo sulle politiche sociali e per la famiglia. I posti negli asili nido sono scarsi, nella fascia da zero a due anni, quindi le scelte familiari vengono condizionate. Noi vogliamo incentivare la costituzione degli ‘asili nido famiglia’, esperienza che si è sviluppata al nord e che consente ai privati, in spazi adeguati, con l’assistenza degli educatori, di offrire ai figli posti e mamme che si prendono cura dei figli di altre mamme che vanno a lavorare. Questo meccanismo risponde alle esigenze delle famiglie e crea occupazione. Nella politica, invece, garantiremo una presenza paritaria delle donne.

Loredana Capone come risolverebbe questi problemi?

Sugli asili nido la città è ferma agli anni ’90, quando le veccchie amministrazioni realizzarono un grande piano scuola. Oggi il bisogno è aumentato, ma non c’è una risposta in termini di servizi. La Regione ha finanziato, con Elena Gentile, un asilo nuovo, ma io credo che non basti assolutamente. Gli asili servono a tre obiettivi: migliorare la formazione e la socializzazione dei bambini, dare servizi alle famiglie e alle donne che lavorano. Puntare sugli asili creerebbe anche nuovi posti di lavoro per tante donne laureate. Troppe donne, intanto, si dimettono dal posto di lavoro perché non ci sono servizi prolungati. Noi puntiamo su asili sempre attivi, anche la sera, che offrano diversi servizi alle mamme lavoratrici. In politica, invece, da sempre lotto per la parità di genere: sono necessarie liste equilibrate che premino onestà e competenze. E’necessario seguire l’esempio della Regione, che sta puntando su di una proposta di legge di esclusione delle liste che non rispettano l’equilibrio di genere.

Sabrina Sansonetti cosa propone per le donne?

Foto Antonio CastelluzzoNon è sufficiente garantire solo il 50 per cento nelle liste, bisogna puntare sul numero da inserire nei posti che contano: società partecipate, giunte e in tutti i posti cardine. Dobbiamo cambiare la cultura e convincere tutti che è necessario investire sulle donne: è una necessità, non un problema etico di quote. Noi vogliamo offrire servizi che permettano alle donne di lavorare serenamente. Dobbiamo puntare sugli asili nido, ma anche sui servizi alla persona. E’ necessario pensare a un piano di servizi alle donne veramente efficace.

Lecce è una città importante dal punto di vista culturale, ma anche sugli investimenti alla cultura il centrodestra accusa di baricentrsimo la Regione. Sabrina Sansonetti, da presidente di Innovapuglia, ci  può dire se Lecce è penalizzata, dal punto di vista della distribuzione delle risorse,  rispetto a Bari?

Un buon amministratore deve collegarsi con le altre amministrazioni: se si presentano i progetti in maniera legittima non credo che la Regione possa comportarsi male

Lei sposa la ‘linea Godelli’?

Io ho lavorato per un anno all’interno della Regione e mi sono resa conto che si scelgono i migliori progetti. Le amministrazioni devono fare dei buoni progetti e bisogna sostenerli, anche a costo di andare cento volte a Bari. L’accusa di baricentrismo, a volte, viene utilizzata perché fa comodo non presentare un progetto nel modo giusto. Lecce non è consapevole del suo petenziale: non sa valorizzare il suo patrimonio e la sua cultura. Come ho detto prima, manca una visione strategica.

Loredana Capone casca a pennello sulla polemica del baricentrismo. Vicepresidente, ‘Lecce città figlia di un dio minore’?

E’ un tema che rischia di essere un alibi per la mancanza di una sana progettualità: si tratta di strumentalizzazione politica. In cittadini non credo che abbiano tanta voglia di seguire questa sterile polemica. La cultura è una straordinaria possibilità: dovremmo candidare Lecce a capitale europea della cultura. Purtroppo questa amministrazione non fa una programmazione di breve, medio e lungo periodo, ma solo annunci. Si pensi alla rassegna Mediterranea, per fare un esempio: a pochi giorni dall’inizio, sono stati avvertiti tutti che non si faceva più. Nelle altre città si fa tutta un’attività di messa a punto di strategie, qui manca la programmazione. Ci sono tanti contenitori dismessi: la Caserma Cimarrusti, la Manifattura tabacchi, il Galateo, la Biblioteca Provinciale, il Convitto Palmieri. Questi spazi devono diventare dei centri culturali, devono essere riconvertiti. Occorre la consulta di tutti gli operatori della cultura, senza esclusioni dovute a ragioni politiche. La Regione Puglia ha finanziato il Cineporto, ma è rimasto scollegato da tutto il resto. Lecce, inoltre, deve puntare sull’Università e includerla in un progetto organico.

Salvemini cosa propone con il suo movimento ‘Lecce2.0dodici’?

La cultura è uno strumento straordinario di costruzione dei diritti di cittadinanza e oggi può diventare leva importante di valorizzazione e creazione di ricchezza. L’obiettivo è di dare funzione piena a questo settore, che va rivisto. Ci vogliono regolamentio e bandi per permettere a tutti l’accesso pieno alle risorse destinate alla cultura: oggi bisogna bussare alla porta per farsi riconoscere un ruolo. E’ strano che il Comune di Lecce accusi di baricentrismo la Regione. Il governo Vendola ha creato regolamenti e bandi proprio per garantire un accesso paritario a tutti gli operatori della cultura, senza clientelismi. Io promuoverei e diffonderei gli spazi di pubblica lettura: è importante avere questi presidi sparsi per tutto il territorio. Poi, ci vorrebbe molta più attenzione agli interventi piuttosto che agli eventi.

Sabrina Sansonetti, perché ha scelto di scendere in  campo all’ultimo momento, spalleggiata da un solo partito che non prende tanti voti a Lecce?

Nel frattempo si stanno allargando le alleanze: è una notizia di oggi. Io la vedo in termini più allargati: mi sono candidata per rappresentare la cittadinanza.

Perrone ha detto di non essere molto preoccupato della sua candidatura, perché a Lecce l’Idv non ha mai avuto un grande successo.

A me fa piacere che non si preoccupi, ma questa è una politica miope che giudica le persone come numeri. Mi dispiace che un’amministratore possa fare queste affermazioni. Chi fa affermazioni del genere non è in grado di portare avanti una politica inclusiva. Io ho deciso di fare politica dopo vent’anni di professione: ritengo che i cittadini debbano riappropriarsi della propria dignità attraverso le istituzioni. Credo di avere competenza, onestà e capacità.

Loredana Capone, invece la sua candidatura è stata interpretata come una voglia di protagonismo e rinascita del Pd, è vero?

Foto Antonio CastelluzzoIl perché della mia candidatura scaturisce dalla voglia di dare forza al centrosinistra e a una pruralità di personalità, per rendere più fattibile la vittoria del centrosinistra alle comunali leccesi. Questa domanda me l’ha posta anche Carlo Salvemini: “ma perché ti sei candidata e non sei rimasta in Regione?” Io ho vissuto con un  certo dispiacere questa domanda, perché ho dato, in questo modo, la possibilità di fare delle primarie  vere, mettendo in campo la mia esperienza e competenza. Chiunque di noi vinca deve lavorare per il dopo: chi perde deve continuare a lavorare per la squadra. La sinistra radicale, invece, mi attacca e non lavora per tutta la coalizione.

Ha paura degli infiltrati alle primarie? Agitare questo spauracchio non rischia di delegittimarle?

Gli infiltrati ci sono stati anche nel 2005. Avremo gli occhi aperti per evitare scorrettezze.

Salvemini cosa ne pensa degli infiltrati e quali sono le ragioni della sua candidatura?

Tutti conoscono la mia storia, voglio dare un contributo al centrosinistra. Io stento a riconoscere passaggi di tensione e polemica tra noi candidati: sono molto sereno e tranquillo. Loredana si riferisce a giudizi che nell’arena pubblica sono inevitabili. Non mi sembra di aver creato polemiche particolari pur essendo stato definito antipolitico. Il termine infiltrato non so cosa significhi. Io ricordo la teoria del voto utile che ha portato grande fortuna al centrosinistra.

Vuole dire che la mossa fatta dalla vicepresidente di rendere noto il sondaggio, che la dava vincente con Perrone e perdente con lei, è stata una strategia per dire “votatemi perché se votate Salvemini fate un favore alla destra”: questo teorema del voto inutile è stato utilizzato anche con Vendola?

Certo, è avvenuto con Vendola e a Milano con Pisapia.

Lei, invece, se dovesse vincere alle primarie, aprirà le porte all’Udc, oppure i centristi ormai sono fuori dai giochi per quanto la riguarda?

Io credo che l’Udc abbia fatto una scelta libera di rimanere terzo rispetto agli schieramenti, il centrosinistra ha offerto un’alleanza prima.

Quindi, mi sembra di capire che se lei dovesse vincere non chiuderà mai un alleanza con l’Udc?

Mi sembra che sia troppo tardi ormai.

Loredana Capone cosa ne pensa di questo atteggiamento intransigente di Salvemini?

Io ho sempre rispettato profondamente la coalizione, ma la sinistra radicale sta sbagliando ad attaccarmi. Sinistra ecologia e libertà mi attacca fortemente in maniera personale.

Carlo Salvemini, lei conosce questo volantino del Sel?

Non ne ho mai sentito parlare e, leggendolo, non mi sembra offensivo: non c’è una attacco personale. Mi sembra che si voglia alimentare la polemica e far salire la tensione. Ho vissuto con assoluta serenità la candidatura di Loredana Capone, senza nessuna polemica. Voglio parlare dei problemi di Lecce.

Ha sentito vicepresidente?

Sì, però, da parte del candidato Salvemini, non sento mai una parola contro la destra che mi attacca quotidianamente.

Lei non difende la vicepresidente, Salvemini?

Io sono stato tranquillo e non ho attaccato dopo che in conferenza, per diffondere i dati del sondaggio, hanno fatto capire che io sarai un candidato che favorisce il centrodestra. Ora voglio solo parlare dei problemi di Lecce.

Come replica la vicepresidente?

Che la giunta Vendola viene attaccata in continuazione, ma non c’è una sola presa di posizione di Salvemini, ma solo dei volantini che parlano male della vice di Vendola.

Chiaritevi velocemente per chiudere questo dibattito.

Salvemini: “Ho invitato autorevoli esponenti della giunta regionale per condividere la mia esperienza elettorale. Non ho motivi di polemizzare”.

Sabrina Sansonetti, la sua candidatura è stata osteggiata da qualche partito della coalizione? A chi porterà via più voti: a Loredana Capone o a Carlo Salvemini?

Se la mia candidatura è stata osteggiata, vuol dire che Perrone si sbagliava, perché qualcuno mi teme. Non si sottrae nulla con la mia candidatura, ma si arricchisce il dibattito di punti di vista e idee. Anche chi non era interessato alle primarie, con la mia candidatura, può essere sollecitato.

Gaetano Gorgoni