Incontro di lavoro, come lo ha ripetutamente definito l’assessore regionale alle Opere pubbliche Fabiano Amati, ieri a Palazzo dei Celestini, a cui hanno partecipato i rappresentanti provinciali, le associazioni di categoria e i sindaci di 25 comuni salentini ricadenti sulla costa. La regione propone i finanziamenti per le opere infrastrutturali a tutela delle coste ma solo se c’è collaborazione tra le parti

 

Un incontro istituzionale per capire quali sono le opportunità di intervento, per il presidente provinciale Antonio Gabellone e per definire un modus agendi sinergico, attuativo e immediato. Intanto il Piano regionale di tutela delle coste c’è, è stato redatto qualche mese fa tra lo scontento degli operatori balneari. Le restrizioni del Piano penalizzano gli investimenti, secondo le associazioni di categoria, ma tutelano la costa nella sua natura morfologica, secondo gli addetti ai lavori. Ma la costa ha già subito un radicale cambiamento nell’arco di tre-quattro anni, da quando sono cioè cominciate le mareggiate. Lo conferma Antonio Petrillo del Politecnico di Bari, esperto incaricato dalla regione al monitoraggio sull’erosione costiera. Dal 2008 ad oggi le mareggiate hanno ridotto notevolmente le spiagge, qualsiasi piano di intervento generale risulta insufficiente, ogni comune dovrebbe monitorare il suo tratto di costa e dotarsi di un piano proprio di intervento.

E’ scritto anche nel Piano regionale e riguarda tutti i 67 comuni costieri della Puglia, contestato nell’intervento del geologo Tommaso Elia, il quale auspica un ufficio unico regionale di competenza. La messa in sicurezza della costa, infatti, passa per concessioni regionali e demaniali, l’una all’oscuro dell’operato dell’altra, a scapito degli investimenti di opere di ingegneria naturalistica scambiate per ecomostri e spesso bocciate dopo l’approvazione. Inoltre, secondo Tommasi, la stessa provincia, nel Piano provinciale delle opere dovrebbe inserire il Piano provinciale delle coste.

“Le istituzioni facciano squadra e non guardino al colore politico – ha dichiarato Mauro Della Valle di FederBalneari Italia – con le liberalizzazioni del governo Monti, il Piano regionale delle coste e le mareggiate che continuano a erodere le coste, gli operatori balneari sono in ginocchio. Intanto Assobalneari Puglia, FederBalneari e Assobalneari Salento impugnano, innanzi al TAR di Bari, il PRG che così redatto colpisce la categoria dell’imprenditoria balneare rendendo la Puglia assolutamente non competitiva con le altre regioni a vocazione turistica balneare”.  Così anche Alfredo Prete, vicepresidente del Sindacato Italiano Balneari, che contrasta il PRC in toto, soprattutto per la riduzione delle concessioni a 4 anni, condividendo solo la tutela della costa e si augura che alle parole dell’assessore Amati di interventi strutturali seguano i fatti, perché gli interventi tampone finora effettuati non hanno dato i risultati sperati.

“Impegno continuo tant’è che per la prima volta n Puglia abbiamo un Piano regionale delle coste – ha spiegato Fabiano Amati – cioè che serve a realizzare i lavori che fino a questo momento erano di competenza dei comuni”. In buona sostanza gli interventi sono previsti, la regione collabora ma l’impegno deve essere comune. L’assessore Amati ha proposto un Protocollo d’intesa tra regione, provincia e comuni che si impegnerebbero alla realizzazione di opere infrastrutturali compatibili a conservazione e tutela di quel patrimonio comune che sono le spiagge. Un protocollo già sottoscritto con la provincia di Brindisi e che si basa su una collaborazione dettata dall’appeal turistico su cui il Salento punta, la propulsione al turismo che si traduce in economia territoriale e l’obbligo di custodia della terra da restituire alle prossime generazioni perlomeno come ci è stata consegnata dalle precedenti. Intenti nobili e assolutamente condivisibili se non fosse per l’economia contingente che ha strozzato le casse di province e comuni, spesso impossibilitate nella fornitura di servizi essenziali.

Anche su questo, Amati, prevedendo ogni opposizione dalla numerosa platea, ha puntato sul concetto di priorità, se la conservazione e tutela delle coste è una priorità per i comuni così come lo è per la provincia e la regione, ognuno si autodisciplini nell’investimento economico per tale priorità, senza farsi trasportare dallo “psicodramma” del voto che indirizza i sindaci verso investimenti visibili ma spesso inutili. Quest’ultima dichiarazione ha lasciato perplessità tra i sindaci presenti alle prese, dopo l’incontro di lavoro, con la decisione di aderire o meno al Protocollo che l’assessore Amati propone.