Finì in carcere per il tentato omicidio del socio in affari, convinto che quest’ultimo fosse l’amante di sua moglie. I giudici della Corte d’Appello di Lecce, nei giorni scorsi, lo hanno assolto.

I fatti risalgono all’ottobre del 2007, quando un commerciante di biancheria intima di Maglie, di 40 anni, Antonio Castrì, sarebbe stato aggredito nel garage della sua abitazione da Riccardo Piccino, 45enne, tarantino di nascita, ma residente a Salice Salentino.
Il tarantino, titolare di una ditta che si occupa della vendita di distributori di giochi e gadget, sospettando una relazione extraconiugale della moglie col Castrì, a detta di quest’ultimo, si armò di coltello e gli sferrò nove coltellate al torace, all’addome, all’ascella ed alla coscia. Castrì rimediò ferite multiple da arma da taglio, che i medici dell’ospedale giudicarono guaribili in trenta giorni.
Il commerciante aggredito ritardò a sporgere denuncia, salvo poi presentarne tre, a brevissima distanza di tempo, tutte diverse l’una dall’altra.
Alcuni mesi dopo l’aggressione, nel febbraio 2008, Piccinno fu arrestato e rinchiuso in carcere per circa un mese, finché il tribunale del Riesame non derubricò il reato da tentato omicidio in lesioni volontarie: le dichiarazioni contrastanti fornite dalla vittima in sede di denuncia, unite alla non esatta identificazione del suo aggressore da parte della stessa ed alla superficialità delle ferite da arma da taglio, indussero i giudici a ritenere insussistente il reato di tentato omicidio.
Mercoledì mattina, si sono espressi anche i giudici della Corte d’Appello, che hanno dato ragione ai difensori dell’imprenditore tarantino, confermando la mancanza degli elementi strutturali del delitto di tentato omicidio.
Piccinno era difeso dagli avvocati Walter Gravante e Luigi Rella.

 

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