Foto Antonio CastelluzzoSi sono confrontati oggi, davanti al gup Carlo Cazzella, periti e consulenti che si sono occupati del caso di Gianpiero Mele, il padre di Taurisano accusato dell’assassinio del piccolo Stefano, il figlioletto di appena 2 anni.

Per il dottor Serafino De Giorgi, il perito della difesa, il 26enne sarebbe incapace di intendere e di volere. Di parere contrario i due consulenti nominati dal tribunale, lo psichiatra Domenico Suma e il professor Antonello Bellomo. La loro perizia ha rafforzato la tesi dell’accusa secondo cui il tragico gesto di Mele, che risale al 30 giugno 2010, sarebbe stato premeditato. Una tesi supportata principalmente da due prove: la lettera lasciata dall’uomo e l’acquisto della corda e del taglierino utilizzati per uccidere il piccolo.

L’accusa nei confronti dell’imputato è di omicidio volontario premeditato.

Mele, che dopo l’omicidio cercò invano di suicidarsi, non era presente in aula. Attualmente ricoverato in una clinica specializzata in provincia di Bari. Le sue condizioni di salute non sarebbero compatibili con il regime carcerario.

Nella prossima udienza, il 21 febbraio si terrà la requisitoria dell’accusa, il pubblico ministero Guglielmo Cataldi.

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