Foto Antonio CastelluzzoUn fischio lungo, il lamento di una balena spiaggiata o l’allarme di chi lancia un Sos. Comunque lo si veda, il fischio che hanno azionato i ferrovieri oggi è un dito puntato contro Trenitalia. Si sono dati appuntamento, a Lecce come in tutte le stazioni di Puglia.

Alle 10 in punto, nello stesso momento in cui a Roma ha iniziato a riunirsi il tavolo tra i presidenti delle Regioni del Mezzogiorno, il premier Mario Monti e quattro ministri, vale a dire Corrado Passera per lo Sviluppo Economico, Corrado Clini per l’ambiente, Francesco Profumo per l’Istruzione e Fabrizio Barca per la coesione territoriale. “Trenitalia è una questione pregiudiziale nel dialogo con il Governo”, aveva detto Nichi Vendola solo qualche giorno fa. Ecco, le rappresentanze di categoria dei sindacati confederali e Ugl glielo hanno ricordato, aprendo simbolicamente quel vertice. Il risultato che si è portato a casa, tre ore dopo, è stato discreto. Un tavolo di approfondimento sarà convocato a breve, questa è la promessa fatta al governatore di Puglia da Passera. Basterà? I presidenti di Basilicata e Sicilia si sono detti ottimisti. Meno lo è stato il sindaco di Bari, lì presente, Michele Emiliano, che è tornato a ribadire la necessità di una rivolta civile che parta dal Sud. E di certo docile con Trenitalia e con Monti non lo è stato neppure Vendola: “Trenitalia ha cercato di squalificare l’offerta per depotenziare la domanda, che invece esiste. Le ferrovie tagliano in due l’Italia. Vogliamo sapere se un amministratore delegato può praticare la secessione: a questo deve rispondere il governo”. Se la risposta sta in un tavolo, però…

 

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