Foto Antonio CastelluzzoIl giorno del verdetto delle primarie è arrivato. Nei 15 seggi, allestiti all’interno di tre sale dell’hotel Tiziano, oggi si deciderà chi tra Loredana Capone, Carlo Salvemini e Sabrina Sansonetti sarà il candidato-sindaco del centrosinistra alle Amministrative leccesi della prossima primavera.

Un’intera giornata per scegliere chi tenterà di strappare al centrodestra la guida di Palazzo Carafa, dopo ben 14 anni (da Adriana Poli Bortone a Paolo Perrone) di dominio incontrastato in città.
Ma non mancano i timori che, oltre ad iscritti e simpatizzanti del centrosinistra, a recarsi alle urne possano essere anche i cosiddetti «infiltrati». In pratica, elettori sollecitati da qualche rappresentante della maggioranza uscente che cerchino di influenzare, a loro vantaggio ovviamente, l’esito della consultazione del centrosinistra. Un po’ quello che accadde alle primarie del settembre 2006, quando erano in competizione Antonio Rotundo, Loredana Capone, Giampiero Corvaglia, Piero Manni e Beppe D’Ercole. In quell’occasione la spuntò Rotundo (che poi, però, la primavera successiva fu sconfitto da Perrone). Ma a far clamore e suscitare dubbi fu l’assalto dei 12mila (per la precisione, 11.900) che si presentarono ai seggi. Troppi, davvero troppi per essere considerati tutti elettori di centrosinistra. Anche perché lo stesso Rotundo, alle Comunali del 2007, totalizzò poco più di 22mila preferenze. Il sindaco Perrone ha fatto sapere che alcuni dei suoi sarebbero stati «semmai sollecitati a dare una mano dagli stessi tre candidati alle primarie».
Intanto, per un verdetto che arriva, ce n’è un altro che è stato rinviato. E’ quello che, in questo fine settimana, avrebbe dovuto esprimere la base di Alleanza per Lecce, il raggruppamento di liste civiche raccolte attorno al Movimento Regione Salento di Paolo Pagliaro. Ieri, però, l’assemblea di Apl ha deciso di rinviare tutto in attesa che «si chiarisca meglio il quadro politico generale». Ma l’impressione abbastanza diffusa è che i seguaci di Pagliaro siano profondamente spaccati sulla via da intraprendere: tra chi (come Antonio Buccoliero) vuol percorrere la strada della corsa solitaria e chi (come Franco De Jaco e Alfredo Pagliaro) sollecita l’accordo con il centrodestra di Perrone.

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