L'architetto Alfredo ForestaNon poteva esserci cornice migliore, se non quella offerta dal Salone “Maria D’Enghien” del Castello Carlo V di Lecce, per ospitare il convegno “Costruire di qualità tra opportunità e criticità”, organizzato dall’Associazione nazionale costruttori edili di Puglia e Lecce (Ance) con il contributo del Gruppo Foresta Costruzioni e il Centro Studi “Punto a Sud Est”, che si è svolto ieri, venerdì 10 febbraio 2012, dalle ore 16.00 alle 20.00.

Era presente un folto pubblico, in quel capolavoro di architetture, sormontato da una suggestiva volta da dove sporgono volti umani e protomi animali, quale è il Salone del Castello, tra addetti ai lavori, personalità politiche e interessati alla presentazione e premiazione del primo modello di edilizia “sostenibile”, realizzato dal Gruppo Foresta Costruzioni (dall’architetto Alfredo Foresta e dai suoi progettisti, Ester Annunziata, Tiziana Panareo, Michele Martina, Attilio Faggiano e Francesco Imbò).
Un progetto nato dalle “ceneri” di un vecchio edificio ad un piano, in via Bernardino Bonifacio, a Lecce.
L’incontro, al quale hanno partecipato l’architetto Alfredo Foresta, il sindaco di Lecce, Paolo Perrone, ed il presidente dell’Ance di Lecce, Nicola Delle Donne, è stato condotto da Luisella Guerrieri, coautrice della Guida alla Legge Regionale Puglia n. 13 del 2008, “Norme per l’abitare sostenibile”.
La stessa ha aperto l’incontro definendo “la qualità del costruire un tema rilevante per la tutela delle risorse, dei beni comuni”, lasciando poi la parola al primo cittadino di Lecce.

Paolo Perrone ha rivolto un sentito plauso al concittadino Alfredo Foresta e al suo gruppo di lavoro. “Il tema di oggi – ha detto – mi pare che si riallacci immediatamente a quello che, proprio in questa Sala, si è discusso appena una settimana fa, in occasione della presentazione dei lavori del PUG di Lecce. Ricordo che nel mio intervento ebbi modo di lanciare l’idea suggestiva, ma anche paradossalmente ambiziosa, di Lecce “ordinariamente bella”.

Di una città – ha spiegato Perrone – che intende rigenerare e riprodurre se stessa, affermandosi come una città contemporanea che conserva e trasmette la sua qualità della vita attraverso la qualità degli spazi e dei servizi pubblici, ma, soprattutto, con la qualità diffusa dell’abitare.
Il sindaco ha ricordato anche di aver accennato, in quella occasione, alla necessità di un maggior riconoscimento al ruolo del privato in tutti i processi di trasformazione urbana. Egli ha poi sottolineato come costruire di qualità, a Lecce, convenga. Una convenienza – ha aggiunto – che deve naturalmente riguardare tutti, il pubblico e il privato.
“Oggi sappiamo che questo è possibile in quei programmi di rigenerazione urbana che dovrebbero essere maggiormente orientati al rinnovo edilizio e alla demolizione e ricostruzione degli edifici nelle aree che hanno perso la loro originaria destinazione. Per il privato – ha proseguito – bisognerà quindi regolamentare, in modo più semplice, quei meccanismi di partecipazione ai benefici di premialità e di incentivo, in altre parole aumenti di cubatura o superficie utile, che rendano effettivamente sostenibile in termini economici ed in tempi ragionevoli investimenti importanti in costruzioni di qualità.
La convenienza per “il pubblico”, inoltre, potrà essere ancora maggiore e comunque direttamente proporzionale a quella del privato se nei nuovi interventi si riesce a trovare il giusto equilibrio tra una maggiore superficie a destinazione privata con una parte di superficie realizzata dal privato e ceduta al Comune con destinazione a nuovi servizi pubblici. Tutto questo, con oggettive ricadute in termini di qualità della vita.
Allora – ha concluso – il “costruire di qualità” deve più semplicemente tradursi in “costruire qualità”, coniugando bellezza e convenienza economica, rendendo sempre più “ordinario” il ricorso alla finanza e all’imprenditoria privata. Nei processi di pianificazione urbana – ha ribadito – deve rimanere fermo il primato della parte pubblica, a garanzia del bene comune, ma è necessario anche rendere sempre più vantaggioso e agevole il ruolo del privato che, come ha dimostrato il Gruppo Foresta, può contribuire concretamente a migliorare la qualità della vita e del paesaggio urbano leccese”.

Dopo il sindaco Perrone è stata la volta del presidente dell’Ance di Lecce, Nicola Delle Donne, secondo cui l’edilizia “sostenibile” rappresenta “una condizione imprescindibile per la qualità della vita delle persone e per la competitività del sistema Europa nel mondo globale”. Delle Donne ha poi sottolineato l’importanza di stimolare la ricostruzione delle città, riqualificando, riutilizzando e sostituendo il vecchio. “Nel nostro Paese, infatti, non servono case e infrastrutture solo per il futuro – ha spiegato – ma interventi per riportare ad un livello di vivibilità accettabile il patrimonio esistente”. Prima di cedergli la parola, Nicola Delle Donne si è complimentato con l’opera dell’architetto Foresta. La “casa a ballatoio” ha superato, infatti, il livello 3Foto di Antonio Castelluzzo di sostenibilità, sulla base di una scala di valori (da -1 a 5) prevista dal Protocollo ITACA Puglia e disciplinata dalla Legge Regionale n. 13 del 2008, usufruendo così di un incentivo del 10% sullo spazio realizzabile rispetto al massimo consentito.

È intervenuto, quindi, “il protagonista” del convegno, Alfredo Foresta, classe 1971, figlio e nipote di mastri costruttori (il nonno Alfredo avviò l’impresa verso la fine degli anni ’50).
“Di quell’impresa poco specializzata e a bassa meccanizzazione, frutto del programma di fabbricazione del piano Fanfani – ha detto – conservo l’essenza di un cantiere artigianale, il fattore umano, il carattere familiare di quel mondo dove il cantiere racchiude e conclude quella filiera produttiva a piccola scala, complementare al grande sistema economico di questo Paese”. L’architetto Foresta si è poi soffermato sul Progetto delle “case a ballatoio”, la cui particolarità, di natura sperimentale, sta nel coniugare qualità architettonica e prestazioni energetiche degli edifici con soluzioni costruttive innovative e l’utilizzo di fonti rinnovabili. L’intervento di via Bernardino Bonifacio – ha spiegato – è stato favorito dalla recente concentrazione nell’area di sedi universitarie che hanno portato ad una crescente richiesta abitativa da parte di un target giovane. Egli ha commentato dettagliatamente le diapositive, tra un pubblico molto attento, i retroscena nella realizzazione e le caratteristiche architettoniche dell’edificio che sorge su un terreno lungo e stretto, risultato della demolizione di un’abitazione ad un piano con giardino retrostante. Il punto di partenza – ha proseguito – è il lotto e la sua geometria esasperata (metri 12×44) con accesso su un solo lato corto, una forma vincolante ma risolutrice per l’implicita citazione della case a corte e del concetto di “vicinato”, espressioni antropomorfe e socio-economiche del territorio.
Il progetto inquadra uno spazio racchiuso da due edifici, sottratto all’uso degli estranei, e ne determina una corte posta ad una quota ribassata, rispetto al piano stradale, su cui si affacciano quattro livelli. Il pavimento della corte, scandito dal ritmo dei pilastri circolari dei quattro posti auto, è sollevato dal piano di scavo di circa metri 1,50, limite massimo di piena della falda.

A tal proposito, ha sottolineato come ci sia voluto un anno, durante il quale i lavori sono stati sospesi, per essere certi che l’acqua che si depositava sul fondo non arrivasse a più di un metro. La fondazione presenta una sezione a “impluvium” con al centro una cisterna scavata nella roccia che servirà una seconda rete idrica, non potabile, destinata ad alimentare gli scarichi dei bagni e le lavatrici. Le abitazioni del piano terra si sviluppano su due livelli e racchiudono piccoli giardini ipogei. Quelle dei piani superiori (due appartamenti per piano) sono collegate orizzontalmente da lunghi ballatoi che disegnano la quinta interna della corte, verticalmente sono collegati da una elicoidale e da un ascensore.
I temi della luce e della ventilazione tracciano il disegno delle facciate: i bow windows del prospetto principale e le numerose bucature ritmate del prospetto posteriore seguono l’effetto irraggiamento del sole, mentre un sistema termo blocco ad alta prestazione termica costituisce le tamponature chiuse. Pannelli in lamiera traforata, con disegni di chiara matrice arabeggiante, costituiscono il sistema di brise soleil, interno alla corte. Il fitto sistema a brise soleil, oltre ad assicurare una maggiore riservatezza ai balconi, favorisce il benessere termo igrometrico interno alle abitazioni attraverso una ventilazione naturale che consente di mantenere un elevato grado di salubrità dell’aria; al contempo minimizza i consumi energetici per la climatizzazione e garantisce un migliore isolamento acustico.
Di sera, quando l’illuminazione artificiale esaspera il gioco della maglia traforata si creano dei giochi di ombre e piacevoli disegni sulle pareti della corte. Elementi tipici della tradizione costruttiva locale sono reinterpretati e riproposti in una nuova chiave di lettura. Il cielo – ha concluso – entra prepotentemente e viene incorniciato nel prospetto principale attraverso la grande bucatura al piano attico, così come si presentavano le logge degli antichi palazzi signorili.

Alfredo Foresta ha, infine, ringraziato l’Ance, le 20 aziende “salentine” – ha sottolineato – che hanno costituito la filiera di produzione per la realizzazione dell’edificio, con i loro 50 operai, rivolgendo, poi, un ringraziamento particolare, a nonno Alfredo e papà Francesco. Il premio alla “casa a ballatoio”, si è arricchito di una mostra fotografica dell’artista romano Roberto Galasso allestita nelle sale del Castello.