“allo specchio”: guardarsi allo specchio per conoscerci  osservandoci; per ipotizzare motivi alla base dei comportamenti e delle modalità con cui ci poniamo in relazione con gli altri, con noi stessi, con gli oggetti; per comprendere il senso di alcuni modi di dire, di gesti e mimiche che esprimiamo, di posture che assumiamo.

La memoria privilegiata

Dico a te, lettore: se hai bisogno di descrivere  una situazione o un ambiente, hai la tendenza a riferire suoni e rumori o parli di oggetti, di forme e di colori?  Ti sto chiedendo se ti rimangono impresse di più le cose che ascolti o le scene che osservi.
Se parli di una persona, ti soffermi su alcuni particolari come il suono della sua voce o il modo di parlare oppure preferisci riportare le espressioni del suo viso o il modo di vestire? Insomma ti sembra di ricordare meglio ciò che ascolti o ciò che vedi?
Facci caso, potrebbe esserti utile sapere quale linguaggio privilegia la tua memoria.

Le informazioni giungono a noi attraverso i sensi e si può dire che esistano tante memorie quanti sono gli organi sensoriali. La psicologia e gli studiosi della percezione in particolare hanno approfondito lo studio della memoria uditiva e di quella visiva, e le risultanze sperimentali ci dicono con certezza che ciascuno di noi sviluppa una tendenza verso un tipo di memoria piuttosto che verso un altro.
Da questa convinzione deriva  il suggerimento di  soffermarsi a capire se la nostra memoria è di tipo  uditivo o di tipo visivo.
Un tipo di memoria non è migliore di un altro, ma può essere utile sapere se memorizziamo più facilmente dei concetti espressi con parole  e suoni o se invece ricordiamo in modo più preciso quei contenuti che sono espressi con immagini, disegni, grafici. La scuola ha il dovere di indagare sulla memoria degli studenti proprio per favorirne l’apprendimento e gli insegnanti dovrebbero comunque veicolare i loro contenuti utilizzando oltre alla parola anche le immagini.
E’  importante, per ciascuno di noi, prendere coscienza della memoria che privilegiamo. Applicheremo meglio e con più convinzione quelle strategie che abbiamo sperimentato da soli per agevolarci il ricordo delle nostre esperienze. Soprattutto non avremo bisogno dei consigli degli altri che non conoscendoci potrebbero suggerirci strategie e tecniche non adatte a noi e che per questo ci costringerebbero a sforzi inutili. Il cervello deve lavorare sempre ma non inutilmente, e perché impegnarci in un modo quando possiamo raggiungere risultati migliori in altro modo?