Da pochi giorni sono terminati i lavori di restauro conservativo dell’antica ciminiera dell’ex distilleria Saponaro di Campi Salentina, effettuati per volere della famiglia attualmente proprietaria, che si è opposta fermamente all’abbattimento dello storico camino bisognoso dopo circa settantacinque anni dalla sua costruzione di manutenzione.

Testimonianza di archeologia industriale del secolo scorso, il camino è a buon diritto un “simbolo” di Campi. Esso, infatti, svetta nei cieli della cittadina sin dalla fine degli anni ’30; di forma troncoconica è alto poco meno di 40 metri con un diametro alla base di 5 metri, ed è realizzato in pietra di tufo “carparino” e pietra leccese. Fu Antimino Saponaro da Sant’Antimo (Na), ma residente a Novoli, che sul finire degli anni ’30 fece erigere l’intero complesso distilleria da maestranze locali; a servizio dell’opificio si costruì la ciminiera che è rimasta intatta sino ai giorni nostri. La distilleria ha prodotto alcool da “bocca” sino agli anni ’70. Prima della seconda guerra mondiale esso veniva venduto a numerose piccole ditte artigiane presenti sul territorio, che acquistavano il prezioso liquido per produrre liquori (miscelando l’alcool, l’acqua ed essenze aromatiche, principalmente erbe che vegetavano spontaneamente nelle campagne salentine), lavorando i locali sottoprodotti della vinificazione. Subito dopo la Seconda Guerra a Saponaro subentrarono diversi proprietari fino al 1980 anno in cui il Dott. Raffaele De Luca già distillatore di Novoli rilevò la struttura. La famiglia proprietaria, dopo il restauro del camino della distilleria, ha in progetto di riqualificare ulteriormente lo stabilimento conservandone la struttura e le forme originarie in maniera da mantenere intatto nel tempo questo prezioso esempio di civiltà industriale salentina e di tradizione agricola locale. L’intervento di manutenzione è stato realizzato dalla ECT di Castelfidardo (An), azienda specializzata nella realizzazione di opere di restauro e consolidamento strutturale, con la tecnologia avanzata delle fibre di carbonio e dei materiali compositi. I lavori sono stati seguiti dall’ingegnere Emiliano Matera e dall’architetto Giovanni Fiore.

 

 

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