La frase di Mario Monti – dichiara Loredana Capone – sulla monotonia del posto fisso ha fatto molto discutere. La mia preoccupazione è che ci si divida ancora una volta in favorevoli e contrari e che non ci sia spazio per il ragionamento, il dibattito, per le proposte

e che non si lavori, tutti insieme, per una vera e definitiva soluzione a un problema che oramai è entrato nella storia dell’Italia contemporanea.

A me, a dire il vero, ha colpito più la seconda parte del ragionamento: i giovani devono accettare le sfide. Attenzione però: questa considerazione merita almeno due letture e interpretazioni differenti.

Da un lato c’è lo ‘stimolo sociologico’ di Monti e del suo governo: il posto fisso non c’è perché non arriva più, il lavoro troppo spesso è un privilegio mentre dovrebbe essere un diritto (come ricordava il Presidente Napolitano qualche giorno fa), non siamo più nella stagione in cui si eredita dai genitori o bastava studiare per avere garanzie. I contesti sono più competitivi, la globalizzazione ha portato a un miglioramento delle condizioni generali di vita delle persone ma anche a maggiore aggressività economica da parte di altri stati emergenti, e il lavoro costerà sempre meno (pensate alla Cina, ad esempio).

Dall’altro lato, ed è qui la vera debolezza del ragionamento di Monti, ‘la sfida’ viene intesa come un qualcosa che si può vincere o perdere senza alcun contraccolpo. La realtà è purtroppo assai differente: se si perde una sfida professionale si rimane senza lavoro e non è detto che si presenti automaticamente una nuova sfida. Il vuoto di lavoro è un vuoto di certezze, di futuro, anche di studio (perché se uno non lavora non ha il tempo di formarsi, preso com’è dalla necessità di sistemarsi). E dunque la perdita della prima sfida può generare una spirale da cui diventa poi difficile uscire.

Monti ha il merito di avere aperto il dibattito, ora sta al Governo e anche a noi amministratori locali il compito di trovare delle soluzioni. Il reddito di cittadinanza renderebbe la sfida di Monti sostenibile. Misure per il lavoro, come quelle che abbiamo sviluppato noi in Regione con il Piano Straordinario per l’occupazione, allentano la tensione sociale.

Se i politici lanciano provocazioni senza offrire soluzioni, l’effetto è un distacco dalla politica e anche da ciò che di buono dicono. Non è un’assunzione collettiva di responsabilità da parte di una generazione a cui tutti, in ogni caso, chiediamo una maggiore partecipazione alla vita pubblica, sociale e politica.

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