Tutti gli anni il Carnevale anima le strade delle città, colora i volti dei passanti e libera in ognuno il desidero recondito di poter essere, anche solo per un giorno, qualcun’altro. Le maschere affascinano e offrono la possibilità di assumere una personalità diversa e inusuale, il carnevale

diventa l’unica occasione dell’anno che legittima la collettività ad uscire fuori dagli schemi. Eppure, ogni giorno, l’uomo indossa delle vere e proprie maschere e recita la sua parte nella grande commedia che è la vita.
Luigi Chiarelli, scrittore e commediografo nato a Trani nel 1880, attraverso la sua più grande opera teatrale, La maschera e il volto, svelò gli atteggiamenti esteriori e le costruzioni sociali borghesi, tipiche della vita-commedia novecentesca. Il teatro di Chiarelli è insolito  perché racconta in modo ironico e a tratti crudele, la falsità degli uomini e la profonda frattura tra apparenza e realtà, tra principi e azioni che caratterizzarono il dopoguerra italiano. Lo scrittore pugliese aprì le porte al genere grottesco e a lui s’ispirò Pirandello per la produzione delle sue più grandi opere. La maschera e il volto, composta nel 1913, è suddivisa in tre atti che narrano le vicende del conte Paolo di Grazia e di sua moglie Savina. Una sera, durante una festa tra amici, l’uomo afferma che, in caso di tradimento, ucciderebbe senza esitazione la moglie, ma nel momento in cui viene a conoscenza dell’adulterio della donna, per paura di apparire codardo agli occhi degli invitati e di tradire la sua parola, convince Savina ad allontanarsi da casa per fingere il suo omicidio. Dopo l’assoluzione del conte, per diritto d’onore, compare nel lago di Como, il cadavere di una donna che tutti riconoscono come Savina e in seguito alla notizia, Paolo di Grazia, si trova costretto ad inscenare un funerale per il corpo della finta-moglie defunta; ma proprio durante quest’ultimo, compare Savina in carne ed ossa e la maschera che il conte aveva indossato fino a quel momento, cade definitivamente. L’unica decisione possibile è quella di riconciliarsi con la donna e di scappare lontano, per evitare di essere arrestato con l’accusa di falso reato. La commedia ruota tutta attorno ad un grande paradosso: il conte scampa l’arresto quando indossa la maschera dell’uxoricida e contrariamente è costretto a fuggire quando cade la maschera e la verità sbuca fuori. Chiarelli in questo modo, evidenzia il perenne divario tra il volto autentico del borghese e la sua maschera sociale, capovolgendone ironicamente il destino. In conclusione, lo scrittore vuole mostrare gli effetti del falso atteggiamento che la società impone all’individuo e invita a riflettere sulle conseguenze che esso comporta. Come scrisse Antonio Gramsci, riguardo alla piéce teatrale di Chiarelli: “La maschera è la patina superficiale del costume, della moda, dello snob, il precipitato di tutte le reazioni tra la vita individuale e la vita collettiva, tra la vita di un individuo e la vita di quella determinata categoria sociale in mezzo alla quale l’individuo ha le radici della sua particolare esistenza. Chi riesce a strappare dal proprio volto questa maschera, chi riesce a vivere non secondo le inconsapute violenze della convenzione sociale, ma solo secondo i dettami del proprio io più profondo, della sincerità che pure esiste in fondo alla coscienza di ogni individuo?” A voi la scelta.

Maria Maddalena Crovella