Il suo nome è legato a quello di Otranto, al destino dei turchi e all’orgoglio di Idrusa. Del Salento Maria Corti è stata forse la penna più intensa.

E oggi che ricorre il decennale della sua morte, di lei rimangono parole e frasi che dei nostri luoghi hanno fatto l’architrave, ragionamenti e pensieri che hanno scavato, per capire la storia di una terra che pure non era la sua. Veniva dal nord, Maria Corti, da una Milano nebbiosa. Con il Salento fu subito innamoramento, da quando qui ci arrivava da ragazzina, e poi ci è ritornata, da scrittrice e filologa, per raccontare l’assedio e l’amore, ne “L’ora di tutti”, il suo primo romanzo, edito da Feltrinelli nel 1962. Lunghissima la sua produzione, continuata con “Il ballo dei sapienti”, “Cantare nel buio”, “Voci del nord-est”, “Il canto delle sirene”, “Otranto allo specchio” e molto altro. Narrativa e saggistica che non hanno dimenticato il Salento, ma che il Salento ha dimenticato. Quanti oggi ricordano? Pochi. Tra loro gli amici di oggiAggiungi un appuntamento per oggi di Lucugnano, quelli di casa Comi, in quel fulcro dove letterati e artisti fondarono L’Accademia salentina e poi la rivista L’Albero, nel 1949. Tra loro c’era anche la Corti, unica donna tra Comi, Macrì, Pierri, Corvaglia, Ciardo. È lì che verrà piantato il “roseto dei poeti”, per far rinascere quel giardino che fu loro e ora di tutti.

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